Il Pd di Bologna alle prese col dossier dei veleni


BOLOGNA, 5 FEB. 2011 – C’è chi lo chiama corvo, chi carogna. Di sicuro è un personaggio che sta creando scompiglio nel Pd bolognese. Stiamo parlando dell’autore anonimo del dossier di veleni arrivato a fine dicembre sulle scrivanie di tutte le cronache locali e a tutti i segretari dei circoli del partito in città. Sei pagine che hanno come bersaglio il candidato sindco del cenro sinistra Virginio Merola, accusato, insieme a persone del suo entourage, di favoritismi e clientelismo.Giovedì il vincitore delle primarie si è rivolto alla procura presentando un esposto per fare chiarezza e trovare gli autori del documento. I reati denunciati sono diffamazione, calunnia e lesione dei diritti politici. Ai magistrati però il dossier era già arrivato, e ai primi di gennaio era stata aperta un’indagine conoscitiva, senza né indagati né ipotesi di reato. Ora la denuncia presentata da Merola hanno portato all’apertura di un secondo fascicolo di indagine.Verifiche preliminari sono già state svolte dalla Guardia di finanza, la quale ha acquisito alcuni documenti negli uffici dell’Acer, l’Agenzia casa Emilia Romagna. Il dossier fa infatti il nome di una persona vicina a Merola, Claudio Mazzanti, dipendente dell’Acer e accusato dal "corvo" di vivere appunto in una casa dell’ente, assegnata alla moglie, così come di aver fatto ottenere un’abitazione anche alla figlia.Sulla carriera di Virginio Merola, invece, secondo il documento anonimo, ci sarebbero diverse macchie, tra cui l’avere fatto incetta di voti tra i migranti, nelle primarie del 2008, grazie all’aiuto di Asif Raza, il presidente del Consiglio provinciale degli stranieri di Bologna arrestato nel 2009 per un giro di permessi di soggiorno a pagamento. E avere affidato alla moglie consulenze da parte di enti pubblici (che però nel testo non vengono indicati).

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