Il pc dell’azienda? Paghi il canone. Ma Cna non ci sta


BOLOGNA, 20 FEB. 2012 – Se l’artigiano ha un computer e un collegamento a internet deve pagare il canone Rai. In tempi di magra e di alti livelli di imposizione fiscale ci mancava solo questo. Eppure, stando ai bollettini che arrivano nelle cassette delle lettere di capannoni e officine, il tributo s’ha da versare. Nei giorni scorsi sono infatti fioccate su migliaia di imprenditori e lavoratori autonomi le richieste della di pagamento relative al canone speciale. Un tributo che viene dal passato, visto che si basa su un Regio Decreto del 1938.A far scattare la protesta di Cna è l’imposizione del tributo sul possesso non solo di televisori ma anche di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale tv, inclusi monitor per il Pc, videofonini, videoregistratori, Ipad, addirittura sistemi di videosorveglianza.Come dire che basta avere un computer per essere costretti a pagare una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 euro fino a 6.000 euro l’anno. Cifre che rapportate a livello nazionale dicono che quasi 5 milioni di aziende italiane dovranno sborsare 980 milioni di euro.Chi non paga è soggetto a pesanti sanzioni e a controlli da parte degli organi di vigilanza. “Una richiesta quella del canone speciale Rai – spiega Gabriele Morelli segretario di Cna Emilia Romagna – assurda, giacché vengono ‘tassati’ strumenti come i computer che gli imprenditori utilizzano per lavorare e non certo per guardare i programmi Rai. Tanto più se si considera che il Governo spinge proprio sull’informatizzazione per semplificare il rapporto tra imprese e Pubblica Amministrazione. In questo momento di gravi difficoltà per i nostri imprenditori, di tutto abbiamo bisogno tranne che di un altro onere così pesante e ingiustificato”.La palese iniquità del provvedimento ha fatto sì che Rete Imprese Italia, che raggruppa le Organizzazioni dell’artigianato, piccola impresa e commercio, abbia inviato una lettera al Presidente del Consiglio e al Ministro dello Sviluppo Economico, chiedendo un immediato intervento del Governo “affinché vengano modificate le norme che impongono il pagamento del canone televisivo, escludendo quantomeno qualsiasi obbligo di corrispondere il canone in relazione al possesso di apparecchi che fungono da strumenti di lavoro per le aziende, quali computer, telefoni cellulari e strumenti similari”.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet