Il “partito dei vescovi” all’attacco della Regione


22 GIU 2009 – Quando la Chiesa fa politica… si salvi chi può. Perché anche i concetti che consideriamo più scontati devono essere rivisti in chiave cattolica. Uno dei principi che pensavamo fosse sancito dalla Costituzione è la libertà di religione, libertà che non può che fondarsi sul concetto che ogni religione ha la stessa dignità. Sennò che libertà sarebbe quella di chi si ritrova con una religione di serie B?E invece il supplemento domenicale “Bologna sette” del quotidiano della Conferenza episcopale italiana (L’Avvenire) spiega chiaramente che c’è una religione di serie A e poi ci sono le altre. E guai a metterle sullo stesso piano.Oggetto del contendere sono gli spot che la Regione Emilia-Romagna ha commissionato ad un laboratorio universitario per sensibilizzare i giovani alla conoscenza della Carta fondamentale del nostro stato. “In partenza una buona idea”, concede anche il quotidiano cattolico.Spiega Roberto Franchini, che dirige i servizi informativi della Regione: “La realizzazione tecnica è stata curata da studenti che hanno scelto gli articoli cui agganciare gli spot. Molti giovani non conoscono la Costituzione oppure danno per scontati certi diritti, che scontati non sono. Infatti l’iniziativa si chiama "Lei c’ è, basta vederla". Quei messaggi però, ognuno di 60 secondi, a volte semplici, a volte paradossali, sono molto equilibrati”. Il filmato sulla libertà di religione (diritto sancito dall’articolo 19 della Costituzione) mostra così delle persone che pregano, ognuna secondo il proprio rito. Avvenire non è d’accordo perché in questo modo “si suggerisce ai giovani” che “tutte le religioni sono uguali”.C’è poco da commentare ma è questa la fotografia di un Paese in cui la politica è in declino e spesso è la gerarchia cattolica (con i suoi portavoce) a cercare di prenderne il posto. Lo abbiamo visto con la legge e poi con il referendum sulla fecondazione assistita che costringono tantissime coppie ad andare all’estero o a limitazioni umilianti per poter avere dei figli. Lo abbiamo visto con la terribile campagna mediatica lanciata contro Beppino Englaro e la sua Eluana, con il Parlamento costretto dai vescovi a riunioni di emergenza per varare una legge “contra personam”, contro i diritti di Eluana Englaro.C’è una “perla” ancora più inquietante nell’articolo di Avvenire contro gli spot della Regione Emilia-Romagna. Il giornale cattolico se la prende anche contro quelli che con disprezzo profondo definisce gli “zerovirgola” (le minoranze, quelle che una società civile dovrebbe tutelare) e in particolare contro lo spot sul diritto al lavoro. Nel filmato realizzato dai ragazzi dell’università, un avvocato fa entrare nel suo ufficio una persona (che all’inizio non vediamo) in cerca di un impiego. Sulla scrivania ci sono la foto e il nome di un uomo, ma chi arriva ha capelli lunghi e rossetto. L’avvocato prima rimane interdetto, poi sorride e dice: “Vedo che ha cambiato pettinatura”. Un modo delicato e rispettoso di affrontare una condizione molto difficile da vivere come la transessualità. Una condizione che ha come uno dei punti più discriminatori proprio il lavoro, perché davvero nessuno oggi in Italia assumerebbe una commessa, una segretaria, una lavoratrice transessuali.E’ inquietante e triste che la Chiesa cattolica continui ad avere questa fissazione contro omosessuali e transessuali, che dedichi a loro tante energie non certo per aiutare qualcuno in difficoltà ma per costringerlo ancora di più nell’umiliazione e nell’isolamento di una vita difficile e faticosa.

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