Il parroco di Vignola: “L’avrò anche fatto io, ma non so dire perché”


MODENA, 26 DIC 2009 – "L’avrò anche fatto io, ma non so dire perché". Sono le parole ripetute oggi al Pm Angela Sighicelli da don Giorgio Panini, il parroco cinquantasettenne di Brodano di Vignola accusato dell’omicidio di Sergio Manfredini, l’uomo di 67 anni ucciso a coltellate nella notte tra mercoledì e giovedì nella propria abitazione di Vignola (Modena), quella nella quale ospitava con la sua famiglia, da svariati anni, proprio il sacerdote. A riferire è stato il legale del sacerdote, l’avvocato Domenico Giovanardi. "Don Panini è sconvolto – ha detto il legale – ma è stato estremamente collaborativo questa mattina con gli inquirenti, anche se ha ricordi piuttosto vaghi e frammentari della tragica notte tra mercoledì e giovedì. Ha fornito elementi importanti, pur non avendo potuto riconoscere esplicitamente, proprio per queste immagini imprecise che conserva di quei momenti, di aver accoltellato nella casa di Vignola l’amico fraterno che lo ospitava in casa da almeno 15 o 20 anni". Secondo il legale che difende il parroco, il delitto "non ha né motivo né movente. Al momento la vicenda non trova proprio spiegazioni. Noi propendiamo per inquadrare tutto come un raptus. Dovremo allora attendere le perizie di specialisti per definire meglio le cause di quanto è accaduto, una vera tragedia ‘endofamiliare’. Don Panini e Manfredini si conoscevano da 30 o 35 anni, da tanto il sacerdote era ospite di quella famiglia ed era proprio uno di loro. Ecco perché ora si trova disarmato, lui stesso incredulo dopo quello che è accaduto". Il magistrato ha raggiunto il religioso nel reparto carcerario del Policlinico di Modena, dove don Panini è stato trasferito nella giornata di ieri dopo essere stato ricoverato in stato di fermo all’ospedale Estense-Sant’Agostino. Le condizioni del religioso sono in via di miglioramento, ciò che ha permesso al magistrato di sentire l’indagato. Nella giornata di domani ci sarà anche l’udienza di convalida del fermo davanti al gip. Don Panini era stato colpito alla testa con un candelabro da uno dei familiari di Manfredini, la moglie Paola Bergamini e il figlio Davide, accorsi a difenderlo dalle coltellate del sacerdote dopo aver udito rumori provenienti dalla sala dell’appartamento del casolare. La donna, colpita a sua volta alla gola, si trova ancora ricoverata in prognosi riservata in Rianimazione del Policlinico, in quanto necessita ancora di ventilazione meccanica. Non è però considerata in pericolo di vita. Più lievi le condizioni del figlio, ricoverato nella stessa struttura nel reparto di Chirurgia della Mano, dopo un’operazione all’arto rimasto ferito nella tragica colluttazione. Già tra pochi giorni – fanno sapere dal Policlinico – l’uomo potrebbe essere dimesso. Tutto era accaduto in pochi attimi intorno alle quattro della notte. Il religioso era rientrato qualche ora prima da un incontro di festa con i parrocchiani in vista del Natale. Resta a due giorni dalla tragedia tutto lo sgomento di una comunità per un delitto dai contorni incredibili. Don Panini, già insegnante di religione nelle scuole vignolesi (come la moglie della vittima), viene ricordato a Vignola come la persona che ha istituito un banco alimentare in aiuto dei più poveri, così come il sacerdote che è riuscito a incrementare le presenze dei fedeli alle messe delle sue tre parrocchie frazionali: Brodano, Pratomaggiore e Campiglio. Un parroco definito da alcuni "di vedute moderne", certamente molto attivo nel sociale.

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