Il nucleare bussa alla porta. Ma la Regione non apre


BOLOGNA, 25 SET. 2010 – C’è tanta Emilia-Romagna nella lista dei 52 siti idonei ad ospitare il deposito di scorie nucleari che il Governo ha intenzione di costruire sul suolo nazionale. La mappatura eseguita dalla Sogin è stata diramata giovedì scorso in via del tutto non ufficiale, ma sembra praticamente certo che la nostra regione sia stata presa più volte in considerazione per assolvere a questo spiacevole onere. La consigliera regionale dei Verdi, Gabriella Meo, però, non si preoccupa: "La Regione Emilia-Romagna ha già più volte negato la disponibilità del territorio regionale all’installazione di impianti di produzione nucleare e di stoccaggio delle scorie radioattive – ribadisce a scanso di equivoci – anche in documenti ufficiali votati dall’Assemblea legislativa come il Piano energetico regionale"."Se la vicenda non fosse così preoccupante – commenta la Meo – ci sarebbe da ridere: su indicazione di un Ministro per lo sviluppo economico che non è stato ancora nominato, la Sogin, società controllata dal Ministero del Tesoro per la gestione degli impianti nucleari e attualmente commissariata, stila un elenco di 52 aree destinate ad ospitare le scorie radioattive basandosi sugli inesistenti criteri dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, che non è ancora nata e che quindi non può verificare se i siti rispondono alle norme di sicurezza nucleare". La preoccupazione però rimane, soprattutto là dove l’incubo radioattivo è già stato vissuto. "In questo momento non vi è né l’idea né il progetto di riattivare la centrale nucleare di Caorso. Il nostro impegno è completare nel più breve tempo possibile lo smantellamento e la messa in sicurezza del sito". Così il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, che ha partecipato ieri a un seminario sul nucleare organizzato in Confindustria a Piacenza, ha risposto a una domanda sull’ipotesi che la provincia possa ospitare un nuovo sito nucleare. Una rassicurazione a metà, visto che subito dopo Saglia si è affrettato a precisare che "è possibile che Caorso, come altri siti, possa rientrare fra i tre idonei che entro il 2030 ospiteranno quattro reattori". Il fatto è che, ha proseguito il sottosgretario, "non dipende solo da noi". Saglia è sicuro: "si tratta comunque di un’energia assolutamente sicura, per cui non è il caso di creare allarmismi. A quelle Regioni che contestano il ritorno al nucleare – ha aggiunto – ricordo che la Corte costituzionale ha respinto i loro ricorsi, ma ribadisco che le Regioni si esprimeranno comunque d’intesa con il Governo sulle localizzazioni degli impianti". Certo questo può tranquillizzare chi di scorie e reattori in Emilia-Romagna non vuol proprio sentire parlare. Ma c’è il sospetto che la battaglia sia ancora piuttosto lunga.Rifondazione Comunista, il Network antagonista piacentino e il coordinamento antinucleare hanno cercato quindi di portarsi avanti, contestando la presenza di Saglia a Piacenza con un presidio sul Pubblico Passeggio per dire No al ritorno del nucleare in Italia. Un sit-in per rivendicare "il rispetto della volontà popolare che con il referendum si è chiaramente espressa – ha detto il consigliere comunale Carlo Pallavicini (Prc) – prima di tutto per la questione sicurezza, ma anche perché queste centrali verrebbero costruite con i soldi pubblici ma i loro profitti finirebbero a privati. E non vediamo nessuna strategia per lo smaltimento delle scorie. Servono invece investimenti seri sulle energie alternative, che porterebbero bollette meno care e un notevole risparmio in costi ambientali".

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