Il Muro è qui


6 NOV. 2009 – Negli anni ’80, durante le operazioni di manutenzione e rifacimento del muro di Berlino, forse qualche operaio se l’era immaginato. Tra una gettata di cemento e l’altra, in testa è balenato il pensiero che un giorno quella barriera si sarebbe ritrovata in frantumi, sparsa per il mondo. Ancora oggi davanti alla Porta di Brandeburgo è facile trovare bancarelle con in vendita scaglie del muro. Alcune chiuse in piccoli oblò di plastica incollati su cartoline pronte per essere spedite.C’è chi, poi, a casa s’è voluto portare blocchi interi di quel muro. E’ il caso di Mario Crotti, un anziano fotografo di Albinea (Reggio Emilia) da tanti anni appassionato della storia di Berlino. Fin dal 1963, quando il suo comune riceve la visita di tre profughi della Ddr. L’estate di quell’anno Crotti, a bordo di una Bianchina, raggiunge la capitale della Germania Est per realizzare un reportage. Una serie di scatti con al centro il Grenze, il confine, la barriera costruita per rendere impermeabile quell’isola di occidente, Berlino ovest, inserita nella parte di Germania facente parte del blocco sovietico. “Il muro era in piedi da due anni – ci spiega Crotti -, c’erano ancora i primi pezzi, che sono stati sostituiti molto più avanti con quelle pareti che conosciamo noi oggi”.Dopo l’89, a Mario Crotti viene il desiderio di portarsi a casa un blocco di muro di Berlino. L’operazione non è semplice, ma gli viene molto utile il gemellaggio di Albinea con Treptow, il distretto più a est di Berlino. A legare il piccolo paese sulle colline reggiane a questo ex quartiere popolare della Ddr è un episodio accaduto sul finire della seconda guerra mondiale, quando un maresciallo della Wehrmacht originario di Treptow viene fucilato ad Albinea dal suo stesso comando per aver collaborato coi partigiani. “Nel 1990 indirizzai la mia prima richiesta al sindaco di Treptow, poi il muro è arrivato nel 1999, due anni dopo il gemellaggio”, racconta Crotti. Ora il cimelio sta nel cortile di una scuola elementare. Grazie all’iniziativa del fotografo, Albinea è l’unico Comune italiano a possedere un blocco di muro di Berlino.Fino a quando, un anno fa, un giovane imprenditore di Spilamberto (Modena) se ne aggiudica, ad un asta, ben dieci metri. Suscitando tutta l’invidia dell’anziano Crotti, che per ottenere il suo di pezzi ha dovuto sorbirsi papiri di carteggi tra l’Italia e la Germania. Una telefonata è invece bastata a Carlo Accorsi, questo il nome del ventottenne agente immobiliare, per rilanciare un’offerta e ottenere così sette blocchi, ognuno alto tre metri e sessanta, largo uno e venti, profondo oltre venti centimetri.Da buon commerciante, Accorsi, ha poi pensato di offrire una parte di quelle tre tonnellate di cemento armato al Comune di Spilamberto, in cambio delle operazioni e delle spese di trasporto. “Abbiamo già posizionato i tre blocchi del muro di Berlino nel parco della Rocca Rangoni”, ci spiega il sindaco Francesco Lamandini. “Tutto è pronto per l’inaugurazione di domenica mattina, in anticipo di un giorno dal ventennale della caduta del muro”.Se il primo pezzo arrivato in Italia è stato frutto di una donazione e di un’amicizia tra due Comuni gemellati, questi altri tre blocchi sono più il risultato di un’operazione di speculazione. Un giovane imprenditore pensa di poter guadagnare qualcosa, un domani, rivendendo quella parte di souvenir che si è tenuta per sé. Niente di male in tutto ciò. Solo fa sorridere come quella barriera che doveva difendere una popolazione dal mercato è divenuta essa stessa oggetto di mercato e valore per una platea di potenziali acquirenti.L’altro scherzo della storia da sottolineare è che di tutti i posti in cui potevano capitare, i pezzi di muro di Berlino, simbolo della caduta del comunismo, sono finiti nella regione un tempo considerata la più rossa d’Italia. Una terra che fino a vent’anni fa era definita da alcuni come la provincia più filosovietica dell’impero americano.

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