Il momento di ricambiare


IMOLA (BO), 5 FEB. 2010 – La crisi, a Imola, non accenna a passare. “Nei 6 macrosettori che abbiamo preso in considerazione nella rilevazione trimestrale dello scorso novembre – ci ha spiegato la direttrice della Cna locale Viviana Castellari – gli imprenditori lamentano un calo di fatturato del 56-57% rispetto all’anno precedente. E anche per i prossimi mesi le previsioni non sono rosee, dato che il 58% del campione continua a dire che il calo del fatturato non si arresterà, a fronte di un misero 5,43% che attende un piccolo incremento”.Proprio in questo territorio, che anche recentemente ha saputo trarre beneficio dall’impegno comune di diverse realtà, è dunque più che mai necessario correre in soccorso delle imprese in difficoltà. Soprattutto di quelle che solo fino a pochi mesi fa rappresentavano un valore aggiunto per l’economia di un’area strategica, al confine tra l’Emilia e la Romagna. “Pur rappresentando il 98% del totale – accusa però la direttrice Castellari –  le piccole e medie imprese sono poco patrimonializzate. E sulla base di ciò, adesso il sistema bancario dovrebbe dar loro una mano”.Con ciò vuol dire che il rapporto tra Pmi imolesi e banche non è tra i migliori?Direi proprio di no. Basti pensare al fatto che il 32% delle imprese che stanno sul nostro territorio fanno fatica ad accedere al credito. E sia chiaro che noi di Cna non chiediamo che le banche finanzino, come dice anche la mia presidenza, dei carri rotti. Noi vorremmo che guardassero l’andamento degli ultimi 3 anni di quelle imprese che sono sempre state forti e sono andate in difficoltà alla luce di questa crisi. Ecco, il loro sostegno dovrebbe arrivare agli imprenditori che comunque avevano dei bilanci buoni e credibili, che 2 o 3 anni fa se andavano in banca gli avrebbero dato quello che volevano.Secondo lei, bisognerebbe quindi evitare di perdere dei patrimoni che magari sono dei buoni esempi per il territorio.Assolutamente sì. Io sono andata di persona ad assistere ad alcuni accordi per la cassa integrazione e ho scoperto che noi abbiamo degli imprenditori che stanno pensando loro stessi a mettere in atto gli ammortizzatori. Alcuni di loro avrebbero dovuto mettere i loro dipendenti in cassa integrazione già 4 o 5 mesi fa. Non lo hanno fatto perché si sentivano in colpa, ma nelle loro aziende il fatto sta calando ormai da tempo. E andando avanti così, mantenendo lo stesso numero di dipendenti e non i medesimi incassi, un’impresa non riesce a stare in piedi. Gli imprenditori di Imola si mettono dunque in gioco in prima persona.Esatto, fanno proprio così. Peccato però che siano ostacolati quando vanno in banca e chiedono un finanziamento. E ‘ tutta una catena, perché loro devono pagare i fornitori e adesso stanno tutti cercando di dilazionare. Per cui diventa veramente difficile per quegli imprenditori che sono in difficoltà riuscire ad avere questo accesso al credito. E le banche che fanno in un momento come questo? Guardano i parametri di Basilea. Ma così facendo, si affossa tutta l’imprenditoriaLei quindi dice: "Siamo di fronte ad un’emergenza, comportiamoci di conseguenza".Sì, perché a volerla dire tutta le banche fino a qualche tempo fa ci hanno guadagnato, e pure bene, con queste imprese. Adesso bisognerà che anche loro pensino a restringere un attimo i guadagni. Il fatto è che se non riusciamo a fare squadra noi come associazione, il sindacato e le banche, di qui non se ne viene fuori. E devo dire che in questo momento il sindacato è assolutamente attento. A differenza di qualche anno fa sta veramente capendo bene quali sono le diffcioltà delle imprese: non fa assolutamente storie, ma cerca piuttosto di tutelarle e di tutelarne i dipendenti. E invece, a livello di Enti locali, come si sta affrontando l’emergenza?In questo momento il circondario imolese ha firmato per la seconda volta un accordo con alcuni dei sistemi bancari e con tutte le associazioni presenti nel territorio per mettere a disposizione un fondo di 30 milioni di euro da utilizzare per le imprese e per i dipendenti che hanno delle difficoltà. Le imprese potranno accedere a dei finanziamenti con la garanzia di Unifidi, uno dei consorzi che possono garantire in prima persona il sistema bancario.  Per i dipendenti c’è invece la possibilità, offerta da alcune banche, di farsi anticipare la cassa integrazione. Con questi interventi siamo riusciti a tutelare 22 aziende e una trentina di lavoratori. Devo dire che mi aspettavo una richiesta maggiore, ma magari è stata un’iniziativa poco pubblicizzata. Noi comunque l’abbiamo rifirmata lo scorso dicembre, per farla andare avanti un altro anno con l’impegno di verificarne l’andamento e capire se è necessario correggere il tiro. Ultimamente il territorio imolese è stato anche una sorta di laboratorio per l’integrazione tra pubblico e privato. Negli scorsi mesi è stato infatti inaugurato il Nido di Cornelia, il primo asilo nido interaziendale dell’Emilia-Romagna, nato da un’Associazione temporanea d’Impresa che vi vede insieme a Hera e Legacoop e anche a Provincia, Comune e Fondazione Cassa di Risparmio.In effetti questo per noi è stato un grande risultato, raggiunto con lo sforzo di tutti. Voglio solo ricordare che le aziende che hanno realizzato il Nido di Cornelia hanno iniziato i lavori il 3 febbraio e il 12 ottobre i bambini erano già dentro. C’è stata una forte rete di imprese del nostro territorio che si sono impegnate per far nascere quell’asilo. E questo ha sicuramente aiutato, oltre alle stesse imprese,  anche il welfare di tutto il nostro territorio.Tra l’altro, anche se questa non si può considerare una vera e propria misura anticrisi, contribuisce indirettamente ad aiutare i lavoratori imolesi.Certo. La struttura offre un valido aiuto alle famiglie: è aperta a richiesta tutti i giorni dalle 7 alle 19,30, il sabato mattina e non chiude per le festività natalizie, pasquali ed estive. Nei mesi di luglio e agosto, poi, i fratellini dei bimbi che frequentano l’asilo possono accompagnarli e stare con loro. E per sostenere il Comune in questo sforzo, noi ci siamo autotassati. Il Comune, quando convenziona un asilo, sborsa infatti 392 euro a bambino. Ma in questo caso, per i primi due anni, coprirà solo 202 euro. Gli altri 190 euro ci siamo impegnati a versarli noi di Cna, Legacoop ed Hera. Questo vorrà dire che in due anni contribuiremo con altri 280mila euro. E’ un bel segnale, da cui altre aziende dovrebbero prendere esempio.E quali altre iniziative Cna Imola sta promuovendo per sostenere le imprese e gli artigiani in questo periodo di crisi?Noi stiamo lavorando al fianco delle aziende per far ottenere loro l’accesso al credito. E’ la prima cosa che vogliamo sostenere, perché ora come ora hanno veramente bisogno di questo. Ovviamente,  ripeto, solo per le imprese che prima di questa crisi erano delle imprese sane. Perché quelle che adesso hanno dei bilanci in utile sono pochissime. L’unico settore che tiene è quello dei servizi alla persona: sono quelli che presentano meno difficoltà in assoluto e sono gli unici che si permettono di assumere ancora del personale.

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