Il modello emiliano


26 OTT 2009 – Ce l’ha fatta il piacentino Bersani contro il ferrarese Franceschini, come se le primarie nazionali del Pd fossero state anche un po’ una gara tra emiliani. Oggi questa regione è un po’ orgogliosa non tanto per nostalgia di un’Emilia “rossa” ritrovata, perché ormai il governo regionale e locale è da tempo bianco-rosso. Ma perché, di fronte allo sfacelo politico-morale-giudiziario, pensa di avere qualcosa da proporre; i “valori” appunto, che non sono solo quelli del buon governo e di un’economia all’avanguardia europea, ma anche di dialogo e di solidarietà, di accoglienza e di lacità.Magari un pezzo di Emilia-Romagna si insediasse davvero nei palazzi romani, idealmente parlando. Non per campanilismo, ma per la certezza che da qui si può ripartire per costruire un Paese “normale”. Lo dice anche il modenese Stefano Bonaccini, appena eletto “al primo turno” segretario regionale del Pd: queste primarie dovranno servire anche per portare a livello nazionale "i valori, le ragioni e le sensibilità del Pd dell’Emilia-Romagna, affinché questi incidano ancora di più sul Pd nazionale".Stefano Bonaccini vuol dare anche questo contributo nella sua segreteria. "Dalle primarie – ha detto soddisfatto – esce un partito plurale che va valorizzato. Fino a ieri ci siamo schierati, adesso dobbiamo toglierci le magliette, per tenere solo quella del Pd. Concorderemo con i candidati delle altre mozioni un’agenda politica, per arrivare anche ad un ulteriore radicamento, con l’apertura di circoli anche nei luoghi di lavoro, di studio e di aggregazione. Vorrei però che tutto questo fosse un lavoro comune e che rispettasse l’autonomia dei territori".La prima partita che il Pd dell’Emilia-Romagna dovrà affrontare sarà quella delle Regionali della prossima primavera. In attesa che il presidente uscente Vasco Errani faccia sapere la sua disponibilità per un terzo mandato, Bonaccini ha ribadito che quella di Errani "è la candidatura più autorevole in campo, a cominciare dal giudizio che diamo sul lavoro che ha fatto sin qui". Se il presidente si rendesse disponibile l’Assemblea regionale sarebbe chiamata a votare una deroga allo statuto del partito per consentirgli la terza rielezione. "La deroga – ha detto Bonaccini – è un fatto politico e non tecnico o statutario".

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