Il ministro d’accordo con i suinicoltori: “Li ascolterò”


REGGIO EMILIA, 15 APR. 2011 – "Gli allevatori hanno ragione: bisogna mettere mano a una questione ormai annosa". Il ministro per le politiche agricole Francesco Saverio Romano, a margine di un incontro avuto stamani con gli allevatori alla cinquantunesima Rassegna suinicola di Reggio Emilia, ha accolto il grido d’allarme per il settore lanciato ieri dall’assessore regionale dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni. "I produttori – ha spiegato – hanno difficoltà a essere competitivi soprattutto per il lievitare del costo delle materie prime e allo stesso tempo non partecipano a quella che é poi una scelta del consumatore". "In questo settore – ha aggiunto il ministro – la scelta del consumatore è accompagnata anche dalla mancanza di certezza dei nostri prodotti stessi. Stiamo conducendo in sede comunitaria una battaglia sulle etichettature. Se riuscissimo a portare a casa anche la tracciabilità sui prodotti suini sarebbe già un risultato. Comunque mi impegno ad ascoltare gli allevatori e a fare in modo che le loro questioni vengano approntate al meglio e presto perché questo è un settore importante per l’economia agricola nazionale". "Per la suinicoltura italiana è sempre più emergenza. La convocazione del Tavolo tecnico, annunciata dal ministro Romano e da tempo da noi sollecitata è un elemento positivo, ma è necessario che dia al più presto concreti frutti". Nel commentare la decisione, la Cia (Confederazione italiana agricoltori) riafferma l’urgenza di interventi realmente validi a sostegno degli allevatori suinicoli italiani, il cui reddito ha subito, negli ultimi anni, un taglio pesantissimo. Per la Cia, il Tavolo tecnico deve "trasformarsi in un vero e proprio Tavolo interprofessionale al quale partecipi anche la Grande distribuzione organizzata (Gdo), in modo che la complessità delle questioni sul tappeto venga affrontata con la dovuta incisività". "Più volte – aggiunge la Cia – abbiamo denunciato che la carne di maiale, i prosciutti e i salami Dop italiani rischiano di scomparire dalle nostre tavole. Infatti, davanti ad una crescita record dei costi di produzione e a prezzi certamente non più remunerativi, migliaia di aziende suinicole possono chiudere definitivamente. Non solo, la suinicoltura italiana è minacciata anche dall’estero. Secondo la Cia, "l’assalto del ‘suino straniero’ (oltre 900 mila tonnellate per un valore di circa un miliardo di euro l’import del 2010, con più di 60 milioni di cosce di maiale fresche) può, infatti, mettere in discussione il futuro dei nostri produttori. Tre prosciutti (cotti e crudi) su quattro sono esteri. E con nomi di fantasia si cerca anche di confondere il consumatore spacciandoli per made in Italy". In questo contesto s’inserisce dunque "l’impellente esigenza dell’etichettatura d’origine, che deve essere attuata in tempi brevi".

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