Il manifesto dell’acqua del sindaco


20 GEN. 2010 – Acqua in bottiglia? Meglio quella del sindaco. Costa meno, è più controllata e soprattutto è a chilometri zero. Più la si consuma più si evitano Tir carichi di tonnellate di bottiglie in Pet su e giù per L’Italia. Questi ed altri vantaggi dell’acqua del rubinetto sono messi nero su bianco dal "manifesto dell’acqua", un documento lanciato oggi a Venezia alla presenza di sindaci provenienti, oltre che dal Veneto, anche dall’Emilia Romagna e dal Friuli. Massimo Cacciari, primo cittadino della città lagunare da tempo fa proseliti tra i suoi colleghi. Partner dell’iniziativa le multiutility Veritas, del Veneto, e l’emiliana Hera. A Venezia si è parlato anche del futuro degli assetti proprietari delle società che gestiscono l’acqua in seguito all’introduzione del decreto Ronchi, che ne prevede il passaggio obbligato alla proprietà da parte di soggetti privati. Preoccupazione per la privatizzazione è stata manifestata da sindaci e rappresentanti delle società di servizi. Ricordando che il Consiglio comunale di Venezia si è espresso contro la privatizzazione dell’acqua, il sindaco Massimo Cacciari, ha sottolineato che "l’acqua è un bene che diventerà sempre più prezioso, e quindi mantenerne il controllo pubblico è importante". Pur dichiarandosi favorevole, in generale, alle privatizzazioni, Cacciari ha sottolineato che certi settori, come quello idrico, devono rimanere sotto controllo pubblico. Contro la privatizzazione si è espresso anche il sindaco di Imola, Daniele Manca, osservando che questa discussione dovrebbe essere estranea ad impostazioni ideologiche. Manca ha detto di non condividere l’idea che le aziende pubbliche devono ridurre il loro impegno nel sistema del servizio idrico; " il rischio – ha osservato – è di indebolire la qualità del servizio pubblico dove funziona e non fare niente per andare a recuperare le altre aree geografiche dove i servizi funzionano meno. La firma di oggi dei sindaci era comunque limitata agli impegni volti ad incentivare l’utilizzo dell’acqua della rete presso i cittadini e tutte le sedi pubbliche, eliminando, dove possibile, l’acqua in bottiglia dalle mense e dai distributori automatici, a garantire la qualità dell’acqua erogata, la correttezza del processo di potabilizzazione e a condividere tutte le iniziative realizzate a livello locale per promuoverla. Il progetto coinvolgerà circa 9 milioni di cittadini, di cui circa 3 milioni sul territorio servito da Hera. “Il messaggio che vogliamo dare", ha commentato il sindaco di Imola Daniele Manca”, ha una forte valenza culturale: bere l’acqua del rubinetto significa abbassare i costi e ridurre il disagio ambientale”. “Siamo partiti prima di tutto dal nostro interno", ha sottolineato Maurizio Chiarini, "coinvolgendo i dipendenti nel progetto Hera2O, il cui primo risultato è stata la riduzione, nelle nostre mense aziendali, del consumo di 250.000 bottiglie di plastica in un anno. Ora abbiamo messo a disposizione dei nostri clienti il rapporto sulla qualità dell’acqua potabile che eroghiamo e pensiamo di ripeterne la pubblicazione ogni anno".

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