Il maestro padano


© Trc-Telemodena29 LUG 2009 – “Vogliono ripristinare il diritto di suolo, ognuno deve stare nella propria regione”: va dritta al punto la modenese Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd in Commissione cultura alla Camera, la parlamentare che, ieri sera, ha fatto scoppiare l’ennesima grana per il Governo, con una maggioranza già lacerata tra nord e sud del paese su tante questioni. La rappresentante della Lega in commissione aveva, infatti, presentato un emendamento che di fatto introdurrebbe un test su storia locale e conoscenza del dialetto, necessario per stilare la graduatoria regionale dei docenti delle scuole.Da mesi in commissione si sta discutendo di un progetto di riforma delle istituzioni scolastiche: ieri, la stessa presentatrice del testo, Valentina Aprea del Pdl, ha preferito rimandare all’Aula la discussione. E’ dovuto addirittura intervenire il presidente della Camera Fini per ribadire che qualunque provvedimento deve essere coerente con il dettato della Costituzione. “E, invece, – ha ribadito in mattinata al telefono con Trc-Telemodena l’onorevole Ghizzoni – sembra prevalere questa sorta di “spirito nordista” che discrimina sulla base del luogo di nascita dei cittadini”. E se qualche genitore, magari inconsciamente, sta pensando a episodi sfortunati di incontri con docenti provenienti dal meridione, la Ghizzoni ribadisce: “Un conto è l’insegnante “doc”, un conto è la continuità didattica, un problema che abbiamo ben presente e la cui soluzione, secondo noi, potrebbe essere trovata sulla falsariga di quanto già avviene all’Università dove i docenti che entrano in ruolo devono garantire la presenza presso la stessa sede per almeno tre anni”.Se passasse l’idea della Lega, le barriere linguistiche non dividerebbero solo il nord e il sud del paese: come potrebbe, infatti, ad esempio, un insegnante modenese passare un test in Veneto o in Friuli? Eppure i problemi della scuola sono già tanti: come ha ricordato ieri la Ghizzoni in una interrogazione al ministro Gelmini il prossimo anno scolastico partirà all’insegna dei tagli: verranno decurtati oltre 42mila posti tra i docenti e altri 15mila tra il personale Ata. A questo si aggiunge, ultima novità, un altro taglio da 600 milioni sulle risorse da destinare ai supplenti per i primi quattro mesi del prossimo anno.

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