Il lattiero caseario colonna portante del food italiano


14 GIU. 2012 – Nel 2011 latte, burro, formaggi e yogurt hanno raggiunto il traguardo record dei 15 miliardi di euro di fatturato alla produzione: questi dati consuntivi, presentati oggi a Milano in occasione dell’assemblea annuale Assolatte, dimostrano che, nonostante la difficile congiuntura economica, il lattiero caseario ha saputo rafforzare il suo ruolo di settore leader del comparto alimentare italiano.Conferme arrivano anche dall’export di formaggi, che ha chiuso con un +3,8 in volume e un +15% in valore. In pochi anni l’Italia ha raddoppiato il valore dell’export caseario ed è entrata a pieno titolo tra i grandi protagonisti nel panorama lattiero internazionale.“In poco più di dieci anni siamo riusciti a capovolgere il saldo della bilancia dei pagamenti: se nel 2001 il saldo era negativo per oltre 222 milioni di euro, oggi il risultato è positivo per oltre 225 milioni di euro – ha affermato Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte – Nel 2011 abbiamo esportato più di 282.000 tonnellate di formaggi (il 28% della produzione nazionale), per un valore ormai prossimo ai 2 miliardi di euro”.Tra i formaggi in maggiore evidenza sul fronte dell’export nel 2011 ci sono la mozzarella, il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e il Gorgonzola, seguiti da altri formaggi della tradizione industriale italiana. La Francia è il primo mercato per i formaggi fatti in Italia: rappresenta il 21% dell’export complessivo e ha messo a segno una nuova importante crescita (+9,6%). Medaglia d’argento è andata alla Germania, destinazione storica per i formaggi italiani, che rappresenta il 13% delle esportazioni complessive. Il bronzo, infine, va oltreoceano, agli Stati Uniti, dove arriva circa il 10% dell’export caseario nazionale. Da tenere sotto osservazione il Regno Unito, cresciuto in modo importante tanto da far ipotizzare un prossimo sorpasso sugli Usa. Al quinto posto, infine, c’è la Svizzera, dove il consumo pro capite di formaggi italiani è tra i più alti del mondo: oltre 2 kg per abitante."E’ evidente che la ricetta del nostro sistema industriale è molto valida, e ci ha consentito di assumere un ruolo centrale nell’economia del paese e della filiera – ha commentato Ambrosi – Ora dobbiamo lavorare sulla competitività e sull’efficienza, sia in agricoltura che nella agroindustria. Gli obiettivi comuni devono essere: valorizzare il nostro saper fare per crescere e produrre ricchezza. Non è più il momento di rallentare lo sviluppo e di ingessare il sistema produttivo".

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