Il latte nel deserto


BOLOGNA, 28 DIC. 2010 – Cosa ci fa la sigla "ER" incisa sulla targhetta all’orecchio di un dromedario in mezzo al deserto? Sta a indicare l’aiuto della Regione Emilia Romagna alla popolazione dei Saharawi, per la precisione coloro che da più di trent’anni vivono, o meglio sopravvivono, nei campi profughi nella parte algerina del Sahara occidentale. Qui le condizioni sono a dir poco aspre, deserto equivale a dire nulla. Le abitazioni sono costituite da tende oppure da capanne di mattoni di fango cotti al sole. Di acqua non ce n’è e la luce elettrica è un sogno che dista centinaia di chilometri. A fare la differenza, e di molto, nella qualità della vita possono essere una capra oppure un dromedario. Per questo da un paio di anni la Regione aiuta i Saharawi fornendo loro bestiame da allevamento. Capi che una volta marchiati riportano, prima del loro numero, il suffisso ER.Nel 2011 saranno settanta le capre e 5 i dromedari da latte acquistati grazie all’Emilia Romagna (per un valore di 20 mila euro). "Tutti i nostri progetti rispondono a un’esigenza precisa – sottolinea Donatella Bortolazzi, assessore regionale alla Cooperazione e allo Sviluppo –: garantire diritti a questo popolo, a partire dai suoi soggetti più deboli: bambini, donne, anziani. Diritti elementari per noi, ma non certo per loro, quali l’accesso al cibo e alla salute. Un impegno, questo, che la stessa Assemblea legislativa ci sollecita ad aumentare”.IL DROMEDARIO MIGLIORE AMICO DELL’UOMONella “dieta” quotidiana dei Saharawi la carne è pressoché sconosciuta, così come la frutta e la verdura: motivo per cui molti soffrono di forte carenza di ferro e vitamine. Anche le malattie broncopolmonari sono molto diffuse: la temperatura si abbassa notevolmente nelle ore notturne, e nelle tende non c’è riscaldamento. Per salvare dalla malnutrizione cronica i soggetti più fragili, la Regione ha attivato un progetto basato sui dromedari da latte, e successivamente anche sulle capre.UN AIUTO CHE SI SOSTIENE DA SOLOE’ un progetto che si auto-alimenta: ha bisogno di risorse per partire, mentre negli anni successivi la riproduzione degli animali è fonte di guadagno, a partire dalla vendita di alcuni dei nuovi nati. In questo modo i Saharawi possono provvedere all’acquisto del cibo, ad ampliare le mandrie e di conseguenza il numero di chi può nutrirsi del latte. Una mandria di 25 dromedari fornisce un’integrazione alimentare, sempre a rotazione, a quasi 400 persone.COMBATTERE LA FAME IN SEMPLICI MOSSEUna volta forniti gli animali, il funzionamento è semplice. Un gruppo di 40 Saharawi, scelti da una Commissione di solidarietà delle autorità locali, si trasferisce in aree dove ci sono sterpaglie e arbusti, con le mandrie e alcuni familiari. I bambini, gli anziani e le donne in gravidanza, o durante l’allattamento, vivono con la mandria per 40 giorni, in una sorta di quarantena. Il latte di dromedario, simile al latte umano e dotato di alto contenuto proteico, viene fornito alle famiglie ogni mattina, dopo la mungitura. Quello non utilizzato immediatamente viene posto in recipienti di pelle di capra e conservato alcuni giorni. Trascorsi i 40 giorni le famiglie tornano nella wilaya (provincia) di Dakla o Smara per far posto a un nuovo gruppo, e tutto ricomincia. Nei periodi di grande siccità i pastori e la mandria tornano alla wilaya dove il foraggio e il mangime acquistato con le risorse del progetto permettono la sopravvivenza della mandria e la continuazione del ciclo.COSI’ GLI AIUTI DELLA REGIONENel 2009 la Regione ha acquistato 7 dromedari (costo unitario, 800 euro) e mangime per i successivi 12 mesi.Nel 2010 sono stati acquistati altri 7 dromedari e, per la prima volta, una settantina di capre, per le famiglie più povere.NEL 2011 verranno comprati, oltre al mangime, 5 dromedari (costo unitario, 800 euro) e 70 capre (115 euro circa l’una). Queste ultime saranno consegnate nel corso della Sahara Marathon 2011.

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