Il grido d’allarme post-sisma dei restauratori


I restauratori dell’Emilia Romagna lanciano un grido d’allarme a margine di un convegno sulle “Metodologie di pronto intervento per le opere d’arte danneggiate in caso di calamità naturali” tenutosi nell’ambito del Salone del Restauro di Ferrara.

Nonostante la Regione Emilia-Romagna abbia varato in tempi record il Piano delle Opere Pubbliche per la riparazione e il ripristino delle opere pubbliche, dei beni culturali e dell’edilizia scolastica e universitaria danneggiati dal terremoto del maggio 2012, “siamo ben lungi dallo stare tranquilli” sottolinea la Vice-Presidente regionale di CNA Artistico Tradizionale dell’Emilia Romagna, Daniela Baraldi, poiché “tra ritardi normativi nella definizione della qualifica, ribassi ingiustificati nei lavori e concorrenza sleale (non dimentichiamo che ci sono situazioni locali nelle quali, invocando l’emergenza ordinaria della carenza di fondi, vengono istituiti protocolli di utilizzo ordinario del volontariato per opere di manutenzione di beni tutelati in evidente contraddizione con intere sezioni del Codice degli Appalti e le altre normative vigenti), stiamo di fatto assistendo impotenti all’agonia di un settore e alla estinzione di una categoria di imprese e professionisti, i restauratori dei beni culturali”.

In effetti, tutelare la figura del restauratore di beni culturali, delle professionalità e delle competenze di questi professionisti e delle loro imprese, sta diventando una mission impossible anche per CNA, in un Paese come l’Italia, che è il fanalino di coda in Europa per percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura (1,1% a fronte del 2,2% dell’Ue a 27) e al penultimo posto, seguita solo dalla Grecia, per percentuale di spesa in istruzione (l’8,5% a fronte del 10,9% dell’Ue a 27). E’ quanto emerge da uno studio pubblicato da Eurostat nel 2013.

In Emilia Romagna i lavori di ripristino sono ai blocchi di partenza. Dei circa 700 interventi finanziati dalla Regione, per un importo complessivo di 530 milioni di euro in opere pubbliche, almeno il 50% riguarderà i beni culturali soggetti a tutela. “E poiché – denuncia CNA – è concreto il rischio per le imprese del restauro, di vedersi strozzate dai grandi committenti che, dopo aver ottenuto la commessa, sub appaltano la quasi totalità dei lavori per via dell’assenza di competenze specialistiche interne, sarà opportuno vigilare adeguatamente sia nell’assegnazione dei lavori che nelle modalità di erogazione dei servizi professionali di restauro, essendo il ricorso a queste figure previsto dalla legge”.

Proprio per questo motivo la CNA ha attuato diversi interventi ottenendo in primis la possibilità di registrare le imprese del restauro nella Lista di merito della Regione, una sorta di marchio di qualità di cui finora potevano fregiarsi solo imprese edili e che di fatto costituisce una banca dati di imprese accreditate dalla Regione a cui le stazioni appaltanti, i Comuni, i committenti, i professionisti ed i cittadini potranno attingere per affidare incarichi alle imprese.

“In secondo luogo, – spiega Isabella Angiuli responsabile CNA Artistico Tradizionale – abbiamo ritenuto opportuno redigere una sorta di Carta del Restauratore, ad uso di imprese e professionisti associati ma, anche e soprattutto, delle stazioni appaltanti pubbliche e private (come ad esempio le diocesi) con l’obiettivo di raccogliere tutte le norme di legge che, in maniera esplicita, richiamano i casi nei quali vige l’obbligo di ricorrere all’intervento della figura specialistica del restauratore di beni culturali.”

Essendosi oramai conclusa, infatti, la fase di emergenza, l’auspicio è quello di vedere realizzato un effettivo coinvolgimento delle Associazioni e delle imprese locali negli interventi di restauro, poiché questo si configurerebbe come un’attività di elevato livello specialistico ed al tempo stesso porterebbe un aiuto concreto a realtà professionali localizzate nel cratere sismico oltre che ad altre dislocate nelle province coinvolte.

E se alla luce dell’austerità causata dai vincoli del patto di stabilità, che ha messo in ginocchio le imprese della nostra regione, le parole chiave stanno diventando gioco-forza: progetti di rete e di filiera, innovazione, internazionalizzazione non si può non riflettere su un dato: l’Italia resta il Paese con il maggior numero di beni culturali tutelati al mondo, quale miglior “mercato” per restauratori qualificati ed imprese del restauro Made in Italy?!

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