“Il governo cambi strada, la Regione no”


RICCIONE (RN), 18 MAR. 2010 – Il segretario regionale della Cgil Danilo Barbi ha deciso di aprire il decimo congresso dell’organizzazione a suon di numeri, per rendere evidenti i pesanti effetti della crisi e le conseguenze che si temono per il 2010. Da Riccione, nel corso della sua relazione, ha illustrato i dati riguardanti la "pressione sociale che si è scaricata sui lavoratori": 31.000 lavoratori in lista di mobilità di cui 24.000 dalle piccole imprese, 109.000 domande di disoccupazione rispetto alle 58.000 del 2008 e 25.000 posti di lavoro persi soprattutto nel lavoro precario. "Se il Governo non allungherà i tempi degli ammortizzatori sociali anche in Emilia-Romagna ci sarà una stretta feroce", ha ammonito subito dopo. Nello stesso tempo, però, Barbi ha voluto sottolineare come il patto per attraversare la crisi voluto dalla Regione ha consentito il dispiegarsi di una straordinaria "contrattazione diffusa" che ha prodotto più di 10.000 accordi. "Si tratta di continuare in questa strenua difesa del lavoro sapendo che il momento più difficile sarà proprio nel 2010 ma si tratta di lavorare anche per lo sviluppo futuro", ha insistito con forza Barbi pensando al ruolo che potrà svolgere la Regione. A questo proposito il segretario della Cgil ha avuto parole di apprezzamento per il piano territoriale regionale che candida l’Emilia-Romagna ad essere il terreno di una nuova manifattura imperniata sulla ricerca e la conoscenza (dai distretti ai produttivi ai distretti tecnologici) e che punta "a una nuova fase urbanistica che contrasti la rendita e ricomponga la frattura tra insediamenti abitativi e reti di trasporto pubblico". Barbi ha detto di apprezzare la proposta di un sistema integrato regionale che superi il policentrismo disordinato, valorizzi le diverse vocazioni territoriali e riconosca una funzione regionale all’area metropolitana bolognese. "Ora se è vero – ha proseguito Barbi – che è ancora debole l’integrazione regionale dei servizi territoriali allo sviluppo (fiere, aeroporti, multiutility) è anche vero che questo piano va nella direzione di fondo che noi indicavamo al nostro precedente congresso regionale. Diciamo alla Regione Emilia-Romagna – ha concluso su questo punto Barbi – che la strada è questa e di fare di più su questa strada. Ovviamente per chiedergli di fare di più occorre che questa Amministrazione regionale, come noi speriamo, venga confermata nelle elezioni del 28 e del 29 marzo"."La Regione ha un progetto e questa sottolineatura che ha fatto la relazione di Barbi mi ha fatto piacere. E’ un fatto positivo e importante". Così il presidente della Giunta regionale Vasco Errani ha, da parte sua, commentato la relazione del segretario uscente della Cgil regionale, sottolineando in particolare le parole che hanno riguardato il patto per attraversare la crisi, lo sforzo sulle politiche di riprogettazione del welfare e quelle sulla politica urbanistica connessa al nuovo piano territoriale regionale.Ai lavori del congresso della Cgil Emilia-Romagna ha partecipato anche Gulglielmo Epifani, che per prima cosa ha voluto commentare le posizioni espresse dal ministro Giulio Tremonti nel dibattito sulla crisi di ieri in Parlamento. "Tenere ferma l’impossibilità della spesa e intervenire sugli effetti della crisi unicamente con la cassa integrazione non costituisce quel progetto di cui il Paese avrebbe bisogno per affrontare una crisi particolarmente insidiosa – ha osservato il segretario nazionale – Bisogna che il governo cambi strada e politica se non torniamo ad investire in ricerca, innovazione e tecnologia, questo è un Paese che perderà a pezzi le imprese manifatturiere e certo una politica industriale ha anche bisogno di soldi". Epifani ha quindi toccato il problema del fisco osservando come oggi si tassi prevalentemente l’impresa che fa reddito, il lavoro dipendente e i pensionati. "Nel momento in cui il lavoro è scarso, la disoccupazione cresce e gli investimenti non ci sono – ha argomentato Epifani – c’é bisogno di una politica fiscale che é tutto il contrario, non solo dal punto di vista della giustizia distributiva, ma anche sul piano dell’interesse economico per aiutare il Paese a tornare ad avere capacità di fare reddito ed occupazione".

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