Il giudice bolognese: io capro espiatorio


BOLOGNA, 19 FEB. 2009 – Si sente nella situazione di un capro espiatorio l’avv. Mariangela Gentile, il giudice onorario (Got) del Tribunale di Bologna che non ha convalidato, il 15 luglio, il rimpatrio di Alexandru Isztoika Loyos, il romeno di 20 anni che ha confessato lo stupro di una quattordicenne nel parco della Caffarella a Roma. A riferirlo, parlando con i giornalisti, è stato il Presidente del Tribunale emiliano Francesco Scutellari, che per ora non ha avuto richieste sulla vicenda dagli ispettori del Ministero della Giustizia. "Arriveranno", ha aggiunto. "Con la dottoressa Gentile non ho ancora parlato nel dettaglio – ha spiegato – l’ho vista. Ovviamente non l’ha presa molto bene. Si sente un capro espiatorio, ma ha fatto solo quello che avrebbero fatto gli altri magistrati della sezione in una situazione analoga". Questa mattina il giudice onorario Gentile aveva – secondo il ruolo affisso – alcune cause civili da discutere, ma si è fatta sostituire da una collega. Ad attenderla c’erano numerosi cronisti e operatori Tv. "Si tratta di una decisione adottata nell’ambito delle sue funzioni – ha ribadito Scutellari, riferendosi al mancato allontanamento del romeno -. Ha fatto un provvedimento motivato secondo quella che era la giurisprudenza costante della sezione in questa materia. Il fatto poi che il romeno si sia reso sfortunatamente autore dello stupro non ha collegamento con il provvedimento. Certo, poteva essere allontanato, ma voi sapete come in questi casi possono rientrare e come rientrano spesso. Attribuire ad un provvedimento di questo genere le conseguenze che si sono volute attribuire significare fare un salto logico erroneo"."La libertà del giudice è proprio quella – ha detto ancora Scutellari – Non è che si possa condizionare. Il Giudice ha strumenti di valutazione ed ha ritenuto di adottare questo provvedimento. Io ho rispetto del provvedimento di qualsiasi giudice una volta che il provvedimento viene adottato con logica e con rispetto delle regole del diritto e del processo. In questo caso, pare, che siano state seguite: io non posso sindacare. Altrimenti sarebbe abolita la libertà di giudizio e di coscienza del singolo magistrato e questo non è ammissibile. E’ uno dei pilastri della nostra democrazia e dell’autonomia e indipendenza della magistratura". Scutellari ha spiegato qual è l’indirizzo generale della sezione: "Per l’allontanamento vi devono essere particolari elementi che in questo caso non sono stati riscontrati. L’allontanamento viene perso per la pericolosità del soggetto e in particolare se c’é una minaccia concreta, effettiva e grave ai danni dei diritti fondamentali delle persona. In questo caso, tra l’altro, nel provvedimento del Prefetto di Roma, non si fa riferimento di sentenze di condanna precedenti. Vi sono solo delle denunce, che sapete meglio di me, non sono sentenze. Era stato arrestato per rapina e lesioni personali da un commissariato di Roma 7 settembre 2007, e denunciato per ricettazione il 30 settembre 2007, e l’11 ottobre 2007 per furto aggravato. In linea generale quando il provvedimento del prefetto è estremamente vago e generico e si riferisce solo a denunce è meno facile arrivare alla convalida del provvedimento rispetto ad una caso in cui è motivato e c’é magari una sentenza di condanna. La stessa normativa dice che si tiene conto anche, sottolineo anche, di eventuali condanne per reati contro la vita e l’incolumità della persona. E che le sentenze di condanna penale non giustifica di per sé l’adozione del provvedimento. Quindi capite che alla luce di questa norma non è completamente illogico il provvedimento del Tribunale di Bologna".

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