Il Giornale ha fatto male


1 GIU. 2010 – “Israele ha fatto bene a sparare”. E’ il titolo a nove colonne, impressionante, con cui esce questa mattina “il Giornale” di Feltri. L’editoriale del direttore, sempre in prima pagina, tenta di spiegare perché. Perché i soldati israeliani hanno “fatto bene” ad uccidere una decina di civili e a ferirne un’altra quarantina. Non siamo al bar, non stiamo parlando di reazioni istintive a caldo. E’ un titolo pensato, meditato e stampato dal quotidiano milanese che tira 200mila copie e nel cui consiglio di amministrazione siedono tra gli altri Alessia Berlusconi, Luna Berlusconi e Paolo Berlusconi. “Ha fatto bene a sparare” è come dire “Ha fatto bene ad uccidere”. L’affermazione è terribile, ma se il Giornale lo scrive, ritiene evidentemente che sia difendibile. E per farlo si aggrappa a poche parole scritte sopra il titolo: “Dieci morti fra gli amici dei terroristi”. E’ l’alibi che secondo Feltri giustifica tutto: anche il fuoco delle armi che uccide.Fermiamoci un attimo a riflettere su quella frase: dieci morti fra gli amici dei terroristi. Il fatto che dieci persone siano morte passa in secondo piano. La cosa fondamentale è che fossero amici dei terroristi. Il che li declassa a morti di serie B, sui quali non c’è poi tanto da piangere. Restringiamo allora il campo d’analisi: amici dei terroristi. Chi sono gli amici e chi sono i terroristi? Le navi della Freedom Flottilla portavano 10mila tonnellate di aiuti ai palestinesi di Gaza. A bordo c’erano circa 500 persone di diverse nazionalità. Tra gli altri medici e giornalisti, anche italiani, parlamentari tedeschi e turchi, un celebre scrittore svedese, volontari di diverse Ong. Di chi sono amici queste persone? Lo sanno probabilmente solo loro. Sicuramente, in senso politico e solidaristico, del milione e mezzo di palestinesi che vive rinchiuso a Gaza, una prigione a cielo aperto di cui gli israeliani sono i carcerieri. Chi sono i terroristi? Questo milione e mezzo di uomini, donne e bambini? Di certo, per Israele, sono i dirigenti di Hamas che li governano, e di certo, sempre per Israele, sono diverse organizzazioni umanitarie straniere che cercano di aiutarli, come la IHH turca che ha promosso il convoglio. Ma per noi italiani, chi sono gli amici dei morti e che etichetta diamo loro? Siamo sicuri che gli uni fossero terroristi, gli altri amici dei terroristi, e che la pena di morte immediata sia in ogni caso la sentenza giusta per gli uni e per gli altri? A Gaza ci sono 60mila case distrutte, in particolare dalle bombe israeliane del 2008 che hanno ucciso pure mille persone, ma ricostruirle è impossibile perché nessuno può importare nulla. A Gaza fino al 2007 era concesso il transito a quattromila tipi di prodotti. Ora i controlli israeliani ai valichi ne fanno passare meno di cento. Senza questo blocco, le Ong internazionali non avrebbero bisogno di tentare spedizioni via mare. Ad affermarlo non è un iscritto alla lista dei terroristi del Giornale, ma Filippo Grandi, da sei mesi a capo dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i profughi palestinesi. Per estensione, visto che Grandi è molto preoccupato per la sorte delle famiglie palestinesi di Gaza, secondo la logica del Giornale anch’egli è amico dei terroristi. E se un soldato israeliano gli sparasse, farebbe bene?Oggi, a meno di quarantott’ore dall’assalto, ancora non sappiamo chi sono i morti, né se ce ne saranno altri tra le decine di feriti. Ma qualcuno è già certo, e lo scrive sul suo giornale, che “hanno fatto bene ad ucciderli”. Ancora non conosciamo la versione dei fatti dei civili che erano a bordo delle navi, trasferiti dai soldati al porto israeliano di Ashdod dove da due settimane gli israeliani lavorano a costruire il campo n.26, dicono fonti turche, atto ad ospitare centinaia di persone arrestate e/o da interrogare: quando si dice la preveggenza! Eppure c’è già chi ha concluso che i buoni hanno sparato e i cattivi sono morti. Di certo noi sappiamo che i soldati israeliani hanno attaccato le navi in acque internazionali, dove non si può, e sappiamo ciò che abbiamo visto dai video sul web: morti civili a bordo col salvagente arancione, soldati israeliani in assetto di guerra che si calano dagli elicotteri con le funi e che controllano la nave con il mitra in mano. Sappiamo che il governo israeliano difende l’operazione in funzione della propria sicurezza e che buona parte del mondo la condanna, Onu compresa. Ma c’è comunque chi oggi scrive in Italia: hanno fatto bene a sparare. Allora viene spontaneo chiedersi: dov’è la barbarie? Dov’è il terrorismo? Dov’è il fondamentalismo politico di chi è pronto a disprezzare la vita e la morte pur di cavalcare i propri interessi?Verrebbe da dire: leggete Il Giornale di Feltri. Oppure verrebbe da dire: non leggiamolo più.

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