Il fronte del no


BOLOGNA, 25 GIU. 2010 – Decine di migliaia di persone che invadono le vie del centro di Bologna. E’ qui il centro principale dello sciopero nazionale indetto dalla Cgil contro la manovra. Nonostante questa comporti un pesante carico "tutto sulle spalle dei lavoratori", come recitano alcuni slogan, il passo dei due cortei che si snodano nella città è leggero. C’è chi suona il tamburo, chi un fischietto, diverse le bande con gli ottoni luccicanti sotto il sole estivo. Se per qualche istante si respira aria di festa, l’obiettivo della mobilitazione è però sempre fisso: cambiare questa correzione di bilancio che va a gravare tutta sui lavoratori dipendenti, sia del pubblico che dei settori privati, nonché sugli enti locali e sui cittadini più deboli.Per questo si è deciso un giorno di sciopero generale. Quattro ore per il privato, mezza giornata per i trasporti, tutto il giorno per il pubblico e per i metalmeccanici della Fiom. E poi manifestazione e cortei in tutte le principali piazze d’Italia. Più di un milione i lavoratori in protesta nel Paese, centomila solo a Bologna dove hanno sfilato cassaintegrati, pensionati, precari, e dipendenti del pubblico impiego. Due serpentoni colorati di persone che si sono ritrovati in piazza maggiore per il discorso conclusivo di Susanna Camusso della segreteria nazionale Cgil.Al centro del discorso la necessità di andare a caccia di risorse laddove ve ne sono di più e si possono prendere, a partire dalle rendite: "Vorremmo dire, a partire da Confindustria – ha chiesto Susanna Camusso -: coloro che in questo paese hanno un reddito superiore a 150.000 euro, per due anni possono pagare una addizionale che permetta di non chiedere a lavoratori a 1.000 euro di rinunciare ai loro contratti?". Il vicesegretario della Cgil ha ricordato come in Gran Bretagna si sia scelto di aumentare la tassazione delle rendite, cosa che in Italia non si fa. "E’ possibile che a quei cittadini che hanno approfittato dell’ennesimo condono per riportare in Italia i capitali sui quali hanno pagato solo il 5%, a loro il Governo non dica che devono contribuire, come anche chi ha grandi patrimoni e chi specula sulle transazioni finanziarie?".Tante le bandiere rosse della Cgil e della Fiom, tra i manifestanti anche cartelli con la pubblicità della "Nuova Panda schiavi in mano". Vasta l’adesione dei lavoratori immigrati, alcuni sikh si sono presentati col turbante ed erano presente anche diverse donne col velo. La Fillea, degli edili, ha sfilato con le bandiere listate a lutto, per ricordare un operaio morto ieri nel cesenate, caduto dal braccio di una gru. Il comizio di Susanna Camusso, durato circa mezz’ora, ha toccato il tema delle difficoltà vissute dagli enti locali. "Siamo l’unico paese al mondo che pensa che si fa la manovra scaricando tutti i costi sulle regioni i comuni le province. Noi continueremo a essere con loro – ha assicurato – perché questa è una battaglia per il futuro".Il discorso del possibile successore di Epifani alla segreteria è stato accolto da forti applausi e molto calore. "Sono molto emozionata – ha detto Camusso – questa è una piazza straordinaria, una piazza con cui si può cambiare il paese. I risultati dello sciopero di oggi, dicono che i lavoratori ci sono, non rinunciano e non si rassegnano anche se sanno che hanno di fronte una strada lunga. Abbiamo visto che troppo spesso è stata una strada solitaria, ma non abbiamo paura di questo. Abbiamo la forza della ragione e sappiamo che continueremo. Vorremmo dire al Governo, per il lavoro pubblico, e alle imprese, per il lavoro privato, che noi agiremo in ogni luogo, perché abbiamo la necessità di cambiare la manovra e di continuare ad avere risultati. Noi siamo quelli che quando vediamo che intorno a noi cercano di bruciare l’erba che cresce, cercano di toglierci lo spazio, cercano di creare una ulteriore divisione, sappiamo che ripianteremo quell’erba, rioccuperemo quello spazio, ricuciremo il filo per essere insieme a cambiare questa manovra e questo Paese. Perché sappiamo che cambiare si può e che il futuro c’è".

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