Il diritto di essere genitori


29 LUG. 2009 – Nazzarena Zorzella è un avvocato bolognese che fa parte dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione. Dal 1990, assieme ad altri legali, docenti universitari, operatori del diritto e giuristi, ha deciso di mettere la sua competenza e il suo interesse professionale a servizio dei migranti, per permettere loro di integrarsi al meglio nel nostro Paese.Abbiamo voluto incontrarla proprio alla vigilia dell’entrata in vigore del pacchetto sicurezza approvato dal Governo, che prende di mira gli stranieri irregolari mettendo in discussione i loro diritti più elementari. Tra le altre cose, non permetterà ai genitori senza permesso di soggiorno di riconoscere i propri figli. La maternità e la paternità, due dei concetti-chiave su cui si fonda la nostra società, vengono dunque sopraffatte da un pezzo di carta. Bambini appena nati diventeranno dei fantasmi solo perché il loro papà e la loro mamma vivono in un Paese che non li vuole. Ecco a che cosa andranno incontro.Dall’otto agosto, quando entrerà in vigore il pacchetto sicurezza, gli immigrati irregolari non potranno denunciare la nascita dei loro figli. Cosa ne pensa?Io considero questo cambiamento un grosso passo indietro, un problema reale che avrà effetti immediati sulla nostra società. Si tratta, in pratica, di una modifica dell’articolo 6 del Testo Unico sull’immigrazione, che prima escludeva l’obbligo di esibire il permesso di soggiorno per tutti gli atti che riguardavano lo stato civile, cioè nascita, matrimonio e morte. Ma ora i cambiamenti voluti dal Governo eliminano proprio quella esclusione.Ci sono però tutta una serie di inespellibilità che possono riguardare le persone straniere ponendole fuori dall’ambito di applicazione della nuova restrizione. Ed è su queste che, secondo me, bisogna puntare. Per esempio?Per esempio le donne irregolari possono beneficiare di permessi di soggiorno per maternità validi fino a sei mesi dalla nascita del bambino. Lo stato di gravidanza è una condizione molto particolare e per fortuna coincide con un periodo in cui si gode di una sorta di diritto di non espulsione. Poi ci possono essere altre situazioni, che riguardano i parenti di secondo grado di cittadini italiani e i minorenni.Quindi questo permesso di soggiorno per maternità è la soluzione che permetterebbe l’iscrizione del neonato all’anagrafe.Eh no, la questione non è così semplice. Questo tipo di permesso esiste dal 1998, è stato introdotto con la legge Turco-Napolitano, per cui è uno strumento di cui conosciamo perfettamente la problematicità. E le assicuro che lo scoglio più grosso sta nella prassi.In che senso?Il fatto è che, nonostante il diritto previsto, non tutte le questure rilasciano questo permesso di soggiorno, perché la donna straniera non ha il passaporto e risulta quindi sprovvista di un documento di identificazione. Ma anche per quanto riguarda il domicilio c’è una prassi differenziata da questura a questura. Ci sono quelle che si limitano a chiedere una dichiarazione di ospitalità, mentre altre esigono un contratto di locazione vero e proprio. E questo porta a numerose esclusioni a macchia di leopardo.La cosa più assurda è che se solo ci fosse una corretta interpretazione della norma, questi problemi potrebbero essere superati dalla condizione di inespellibilità stessa, a prescindere che ci siano un permesso di soggiorno o un contratto che la riconoscono. E quali sono gli altri punti oscuri di questa legge?Uno su tutti, il fatto che il permesso non spetti anche al padre. Per cui, nella migliore delle ipotesi, i nuovi nati sarebbero figli solo della madre. E questa rappresenta una violazione del diritto di entrambi i genitori. Perché nei loro confronti non è prevista solo la parità di trattamento, ma anche un pari obbligo e dovere di avere rapporti con il figlio. E’ per questo che secondo me la norma creerà moltissimi problemi.Ma a cosa andranno incontro i bambini che non potranno essere riconosciuti?Saranno dei bambini non iscritti allo stato civile, cioè bambini invisibili, che per lo Stato italiano non hanno né una madre né un padre. Noi dell’Asgi non vogliamo creare preoccupazioni inutili, perché puntiamo semplicemente al fatto che la norma sia interpretata in un senso costituzionalmente corretto. Però sappiamo quali effetti può produrre la burocrazia. E siamo consapevoli che un bambino che non ha nessuno status giuridico, che non è riconoscibile dai genitori e perciò viene affidato ai servizi sociali, corre più degli altri il rischio di entrare a far parte di un circuito di compravendita di minori. Ora, queste sono ipotesi che io mi auguro siano non residuali ma escluse. Fatto sta che se io non posso riconoscere mio figlio, se il mio bambino diventa uno di quelli che una volta si chiamavano figli di NN, io sono destinata a perderlo e lui, nella migliore delle ipotesi, a finire in adozione.Un’ipotesi tutt’altro che remota…No, purtroppo no. Questa è una legge brutta e ambigua, molto probabilmente per volontà stessa del legislatore. E’ servita per creare allarmismo, ma nonostante ciò il nostro obiettivo è di fare in modo che venga interpretata con rigore, applicando tutte le situazioni di inespellibilità, sia per la madre che per il padre. Dev’essere garantito il loro diritto ad essere genitori, anche se non hanno formalmente il permesso di soggiorno. Magari tramite un’autocertificazione.  Oppure in che modo?L’alternativa che stiamo valutando è quella di far effettuare la dichiarazione di nascita e il riconoscimento di genitorialità direttamente alla direzione sanitaria degli ospedali, sulla base dell’articolo 30 del Regolamento sullo stato civile (decreto 396 del 2000). Però anche questa non è una soluzione così pacifica e tranquilla, perché ormai anche i medici hanno assunto il ruolo di pubblico ufficiale. Per fortuna, però, è passata l’interpretazione di escludere tutte le prestazioni sanitarie, compresa quella della nascita, dall’obbligo di segnalazione dello straniero o della straniera in quanto irregolari. E il pericolo dei medici-spia sembra scongiurato. Il problema è farlo sapere ai clandestini, che sono ancora terrorizzati dalla campagna mediatica messa in piedi qualche mese fa.Parlando del pacchetto sicurezza in generale, i provvedimenti interessano qualunque atto di stato civile, che viene precluso a coloro che sono sprovvisti di permesso di soggiorno. Cosa succederà? Tutti gli irregolari sono destinati a diventare invisibili?Sì, perché non viene loro consentito di vivere una vita normale. Non è possibile che uno straniero senza il permesso di soggiorno non possa esercitare un diritto costituzionale come quello del matrimonio. Perché, ricordiamolo, la Costituzione parla della famiglia come di una società naturale fondata sul matrimonio. Quindi le nozze hanno una rilevanza costituzionale riconosciuta a tutte le persone, non solo ai cittadini. Sono regolate da una norma riferibile a tutte le persone. Il pacchetto sicurezza, che ormai è diventato la legge 94, impedirà di esercitare questo diritto, perché negherà ad un irregolare la possibilità di sposarsi non solo con un cittadino straniero regolarmente soggiornante, ma anche con un italiano. Per cui, paradossalmente, effettua una doppia violazione del diritto al matrimonio, che colpisce anche chi non è immigrato. Come risolvere dunque la questione dei diritti per gli immigrati? Lei che ha a che fare quotidianamente con problemi di questo tipo crede che sia necessario puntare su una maggiore sensibilizzazione della società politica e civile italiana o che debbano essere gli stranieri stessi ad intraprendere una battaglia per conquistarli?Io personalmente ripongo ben poche speranze nelle azioni di sensibilizzazione della politica. Ne ho un po’ di più nei confronti della società, perché la gente, nonostante tutto l’allarmismo che nell’ultimo decennio si è creato sulla questione immigrazione, vive ogni giorno a contatto con gli stranieri. Si potrebbe appunto fare una campagna di corretta informazione su tutto quello che rappresenta l’immigrazione, nel bene e nel male, perché come tutti i fenomeni ha degli aspetti positivi e degli aspetti negativi. Negli ultimi anni, però, si sono esagerati solamente gli elementi di distanza, di diversità, di esclusione. La legge appena approvata è proprio la santificazione dell’esclusione sociale, giuridica e totale dello straniero, che viene completamente staccato e isolato da qualsiasi contesto di normalità. Questa è, secondo me, la ragione per cui dovrebbero essere gli stranieri in prima persona a prendere in mano la loro condizione e a cercare in qualche modo di "ribellarsi", facendo valere il diritto ad un’esistenza normale. Dal mio punto di vista dovrebbe essere il percorso più efficace. Ma è nel contempo molto difficile, perché già prima lo straniero era soggetto, ad ogni rinnovo del permesso di soggiorno, a verifiche di reddito e di lavoro. Adesso si aggiungono anche quelle di idoneità dell’alloggio, che sarà decisiva ai fini del mantenimento del diritto di inespellibilità. L’orizzonte, quindi, è piuttosto cupo.Questa legge ha come effetto certo quello di indurre il terrore tra gli stranieri, perché avranno paura di rivolgersi alle strutture pubbliche, come la scuola o gli ospedali, Nel momento in cui l’assenza del permesso di soggiorno è un reato, scatta infatti l’obbligo di denuncia. Gli immigrati irregolari sono ormai giuridicamente invisibili, ma cercheranno di diventarlo anche fisicamente.

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