Il “ddl lavoro” è un ritorno al passato


REGGIO EMILIA, 21 OTT. 2010 – Un ritorno al passato, quasi alla preistoria del diritto del lavoro. A mettere in moto una macchina del tempo su cui nessuno vorrebbe salire è stato il Parlamento l’altro ieri, con l’approvazione definitiva del "Collegato Lavoro" alla manovra finanziaria (conosciuto anche come "Ddl lavoro"). Si tratta di "un attacco diretto ai diritti dei lavoratori e, in particolare, verso i più deboli: giovani, donne e immigrati", si legge in una nota diffusa dalla Camera del Lavoro di Reggio Emilia."Il provvedimento – continua il comunicato – già rinviato dal Presidente della Repubblica al Parlamento perché non rispettoso dei principi costituzionali, conferma tutti i suoi punti più critici: il lavoratore nel momento della sua maggiore debolezza, cioè all’atto dell’assunzione, sarà costretto a certificare nel proprio contratto individuale la derogabilità alle norme previste dal Contratto Nazionale; attraverso questo stesso meccanismo si porranno limiti e vincoli al ruolo del giudice del lavoro nel caso insorgano controversie nel corso del rapporto di lavoro. Inoltre con la sottoscrizione della clausola compromissoria al lavoratore sarà impedito il ricorso al giudice il quale sarà sostituito da un arbitro che, decidendo ‘secondo equità’, potrà derogare alle leggi ed ai contratti nazionali. E’ quindi evidente che permangono tutti i profili di incostituzionalità già evidenziati dalla Cgil."EFFETTI DANNOSI SULL’ISTRUZIONE PUBBLICA "Si abbassa – continua il sindacato – l’obbligo scolastico prevedendo la possibilità di avviare contratti di apprendistato a partire dai 15 anni di età. Siamo quindi di fronte al rovesciamento dell’impostazione del diritto del lavoro che abbiamo fino ad oggi conosciuto, che partiva da un assunto fondamentale: cioè che nel rapporto di lavoro delle due parti una, il lavoratore, rappresenta il soggetto debole e necessita di maggiori tutele e l’altra, il datore di lavoro, in quanto soggetto forte dovrebbe avere più vincoli. Sulla base di una presunta parità nel rapporto contrattuale tra lavoratore e datore di lavoro in realtà si consuma l’ennesimo abbassamento dei diritti dei lavoratori sempre più soggetti allo scambio/ricatto diritti-lavoro."POMIGLIANO COME APRIPISTA "Il ‘dl lavoro’ – si legge ancora nella nota – rappresenta la più assoluta continuità con l’accordo separato sul modello contrattuale, la vicenda Fiat di Pomigliano, la disdetta del contratto nazionale Federmeccanica, tutte questioni alla base della manifestazione nazionale della Fiom Cgil del 16 ottobre scorso.

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