Il crepuscolo della piastrella


© Trc-TelemodenaMODENA, 26 AGO. 2009 – Un mare di piastrelle. Mare in burrasca, tra ordini che non riprendono e produzione che procede a rilento, tra contratti di solidarietà e cassa integrazione. Ma fino al Cersaie si tira avanti alla meno peggio, poi si vedrà e molto dipenderà dalla reale ripresa del mercato immobiliare statunitense, da dove con i famigerati subprime la crisi è partita. Ma i segnali, stando alle parole di ieri di Obama, sono incoraggianti e allora, nonostante i numeri siano ancora neri, ci si aggrappa alla speranza. Lo fanno soprattutto le migliaia di lavoratori in cassa integrazione straordinaria, 4500, secondo le più aggiornate stime di Filcem Cgil, e con contratti di solidarietà, 2500. Provvedimenti che coinvolgono praticamente la metà degli addetti modenesi del distretto ceramico e riguardano i principali gruppi, da Iris a Emilceramica, passando per Gardenia, Panaria, Concorde, Daytona e Fincuoghi, solo per citare qualche nome più noto. Una crisi senza precedenti, anche perché a differenza di quella degli anni ’80 non è collegata a profonde trasformazioni di prodotto o tecnologiche, allora ad esempio nacque la monocottura, e per questo ancora più grave. Ma secondo Filcem Cgil non è ancora il momento di alzare bandiera bianca, a patto di migliorare la logistica, varare nuove politiche commerciali per aggredire i mercati emergenti, a cominciare da Cina e Russia, e alzare la qualità dei prodotti, cercando di rispondere sempre più alle specifiche richieste dei clienti. Italcementi, chiude Savignano. La crisi dell’edilizia ha colpito anche il gruppo Italcementi, potenza mondiale, alle prese con una complessa riorganizzazione. Nel modenese, il caso riguarda lo stabilimento di Savignano che sarà chiuso. Nelle intenzioni della proprietà, ciò dovrebbe avvenire a fine settembre, anche se i sindacati, nell’incontro di martedì, sperano di rinviare la data. “L’obiettivo – sottolinea Sauro Serri, segretario provinciale di Fillea Cgil – è comunque quello di evitare i licenziamenti, in modo che tutti i lavoratori siano rioccupati o coperti da ammortizzatori sociali”. Nei prossimi giorni si riunirà il coordinamento sindacale che segue la vicenda Italcementi su scala nazionale ed è possibile che riparta la mobilitazione dei lavoratori, anche se la chiusura di Savignano è quasi certa. “Anche perché – ci spiega Serri – il Comune ha destinato anni fa l’area ad abitazioni, senza ottenere dalla proprietà l’impegno a reinsediarsi in un’altra zona della città”.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet