Il cittadino Flavio Delbono torna in Procura


BOLOGNA, 18 FEB. 2010 – L’ultima volta che era uscito dalla Procura di Bologna, Flavio Delbono aveva assicurato che mai e poi mai si sarebbe dimesso da sindaco della città. Era il 23 gennaio, ma sembra un secolo fa. Oggi, infatti, l’ormai ex primo cittadino torna in piazza Trento e Trieste da semplice cittadino. Il secondo interrogatorio a cui verrà sottoposto nell’ambito del Cinzia-gate avviene all’indomani dall’entrata in vigore delle sue dimissioni e proprio nel giorno in cui sulla poltrona più alta di Palazzo d’Accursio si siede la nuova commissaria di governo Anna Maria Cancellieri, fresca di nomina.La coincidenza non è voluta, ma è il frutto della richiesta di Paolo Trombetti, avvocato difensore di Delbono, che ha preferito far slittare l’interrogatorio di una settimana per far sì che il suo cliente potesse dedicarsi ai suoi problemi giudiziari solo dopo aver archiviato gli impegni istituzionali. E oggi, ormai libero da ogni incarico amministrativo, l’ex sindaco dovrà rispondere alle accuse di truffa aggravata, di peculato e del tentativo di condizionare Cinzia cracchi prima del suo colloquio con i magistrati. Ma non di abuso d’ufficio, che è stato invece archiviato.Davanti alla pm Morena Plazzi e al procuratore Roberto Alfonso, Delbono dovrà prima di tutto integrare le dichiarazioni da lui stesso fronite lo scorso 23 gennaio riguardo ai soggiorni estivi trascorsi con la Cracchi a Capri dal 2005 al 2007 e puntualmente rimborsati dalla Regione. L’ex primo cittadino aveva detto di essersi recato sull’isola campana per partecipare ad una serie di incontri istituzionali. Ma per la Procura non c’è alcuna traccia che possa ricondurre a questi impegni ed è forte il sospetto che i viaggi siano da ricondurre a "semplici" vacanze sotto i Faraglioni.E l’altro mistero da chiarire è quello del bancomat da mille euro al mese che Delbono aveva consegnato a Cinzia. Il problema sta ora nelle presunte pressioni esercitate dall’ex sindaco per farselo restituire. E in questo caso le due parti hanno fornito una versione dei fatti diametralmente opposta all’altra. La Cracchi dice che Delbono voleva a tutti i costi quella carta, e che per averla le avrebbe addirittura promesso un nuovo lavoro. Lui sostiene invece che fosse lei a chiedere di incontrarlo, anche se i tabulati telefonici dimostrerebbero il contrario.In ogni caso, su quel bancomat sono transitati 46mila euro. Ma non è ancora chiaro da chi provenissero. Per scoprirlo bisognerà ananzizzare il cosidetto filone Cup incentrato sugli appalti, che coinvolge il consulente Mirko Divani, collaboratore fino al 2009 con gli studi medici della Regione. Ma oggi la pm Plazzi potrebbe contestare a Delbono altri soldi: i 5mila euro in due tranche consengati tramite l´ex assessore Luisa Lazzaroni a Cinzia, come contributo alle spese di separazione dal marito. Chissà come si difenderà l’ormai semplice cittadino, che verrà ricordato come il sindaco con il mandato più breve della storia di Bologna.

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