Il Cie di Modena chiude,arriva la cassa integrazione


MODENA, 6 AGO. 2013 – Tra proteste e pagamenti arretrati, con la cassa integrazione per i lavoratori del Cie di Modena presto ci sarà certezza del reddito. Un’amara consolazione, visto che la situazione per i trenta dipendenti rimane incerta. Il primo passo è stato l’incontro tra i sindacati della Funzione pubblica della Cgil e il prefetto, Michele di Bari, dove si è stabilito il ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti dell’Oasi, il consorzio che gestisce il Centro di identificazione ed espulsione di Modena. E poiché entro la settimana il Cie sarà vuoto per consentire l’avvio dei lavori di ristrutturazione, l’ammortizzatore sociale sarà per chiusura e non più per riduzione dell’attività. Gli ospiti verranno dunque smistati in altre strutture presenti in Italia. Ma ancora non si conoscono i tempi di realizzazione dei lavori. “Paradossalmente – commenta Marco Bonaccini della Cgil – i lavoratori sono più tutelati con il centro chiuso, perché almeno con la cassa integrazione c’è certezza del reddito. E questa è una vera e propria sconfitta dello Stato”. Altro discorso per gli stipendi arretrati, si parla delle mensilità di maggio, giugno e luglio, il cui recupero rimane incerto, a causa del subentro di una società finanziaria a cui l’Oasi ha ceduto i crediti. Ma non è solo questo. I sindacati stanno pensando ad una soluzione per poter arrivare ad un anticipo della cassa integrazione, magari dalle banche, sulla base di un protocollo sottoscritto di recente. Perché la cassa integrazione viene pagata dall’Inps ogni sei mesi e, considerando anche gli stipendi arretrati, se non si trovasse un accordo per l’anticipo, la situazione per i trenta lavoratori sarebbe veramente preoccupante.

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