Il Cavaliere dimezzato


PARMA, 4 AGO. 2010 – Cinque patteggiamenti e una condanna in secondo grado non possono andare a braccetto con l’onoreficenza più prestigiosa dello Stato italiano, quella che viene riconosciuta ai suoi cittadini più meritevoli. Per questo, per volere del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Calisto Tanzi non è più Cavaliere di Gran Croce. Ne ha dato notizia il quotidiano Polis di Parma, riferendo che il decreto è stato firmato a metà giugno e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 30 luglio. Era stato Carlo Azeglio Ciampi, nel 2000, a conferire il cavalierato all’allora patron Parmalat, e sembra che lui, in tutta risposta, avesse deciso di festeggiare la nomina mettendo mano al portafoglio e richiamando Arrigo Sacchi alla guida dell’altro suo gioiello, il Parma calcio. Tre anni dopo, però, è arrivato il crac della multinazionale del latte e con esso il coinvolgimento di Tanzi in inchieste giudiziarie che lo hanno riconosciuto colpevole di aggiotaggio.  E qui nascono i problemi, dato che la Gran Croce, titolo regolato da una legge del 1951, è concessa a chi porta particolari benefici alla nazione, ma "salve le disposizioni della legge penale": "l’insignito che se ne renda indegno", insomma, la perde. Sulla base di ciò, infatti, già un anno fa circa si è aperta sui giornali una polemica relativa alla mancata revoca del cavalierato a Tanzi e ad altri illustri poi decaduti e venuti a contatto con la giustizia. Un ritardo a cui ora il presidente Napolitano ha posto rimedio.Pur privato del titolo di maggior prestigio, Calisto Tanzi può però continuare a vantare altre benemerenze. L’ex patron resta infatti Cavaliere del Lavoro, detiene ancora la medaglia d’oro ai Benemeriti della cultura e dell’arte ed è assegnatario del premio Sant’Ilario che la città di Parma conferisce ai suoi cittadini più illustri. Questo premio lo accomuna ad altri due parmigiani coinvolti nelle vicende del crac: Luciano Silingardi e Franco Gorreri, rispettivamente consigliere indipendente del Cda Parmalat e tesoriere della multinazionale di Collecchio ai tempi del crac.

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