Il Bologna adesso parla albanese


BOLOGNA 24 LUG 2009 – E’ fatta: il Bologna diventa di proprietà del petroliere albanese Rezart Taçi. Con un comunicato ufficiale, la società ha confermato le voci che si erano rincorse in questi giorni: Aktiva Spa, la controllante del Bologna proprietà della famiglia Menarini, ha accettato l’offerta del gruppo che fa capo a Taçi. L’accordo sarà perfezionato entro la prima settimana di agosto. Secondo le notizie trapelate nei giorni scorsi, il nuovo proprietario avrebbe acquistato l’80% del capitale societario, per una cifra vicina ai 20 milioni di euro.Sembra chiudersi così, dopo un anno di travaglio, la deriva societaria del Bologna. Nell’estate 2008, l’allora presidente Cazzola, reduce da un’esaltante promozione in serie A, aveva manifestato la volontà di vendere la sua quota di maggioranza (probabilmente perché aveva già programmato la sua discesa in campo per le elezioni amministrative). I Menarini, che erano soci di minoranza, si tirarono indietro. Così, Cazzola trovò un compratore in America: lo statunitense Joe Tacopina. L’affare andò a monte quando ormai sembrava già concluso, così Cazzola ripartì in pressing sul socio Menarini, che a campionato iniziato accettò di rilevare il 66% della società posseduto da Cazzola alla cifra di 11 milioni di euro. Evidentemente, la decisione non fu molto convinta perché, dopo un solo campionato,di certo non esaltante, i Menarini hanno deciso di uscire scena.I tifosi rossoblù hanno accolto la notizia della vendita della società al petroliere con grande entusiasmo, al grido di "PorTaçi in Europa". In effetti, laddove i petrolieri entrano nel calcio, generalmente, entrano anche grandi capitali da investire sul mercato. Inoltre i rapporti tra la tifoseria e la famiglia Menarini si erano decisamente deteriorati dopo le sofferenze dell’anno scorso, lo scarso impegno di capitali per la gestione sportiva della società e, soprattutto, dopo le voci, confermate, dei contatti "di consulenza" con Luciano Moggi.Rezart Taçi, 38 anni, ha vissuto diversi anni in Italia a metà degli anni ’90, lavorando come cameriere a Novi Ligure, mentre studiava all’Università di Alessandria e poi al Politecnico di Torino. E’ entrato nel mondo del petrolio facendo i primi affari proprio in Liguria. Poi, una volta tornato in patria, l’ascesa inarrestabile, che lo ha portato ad acquistare l’Armo, l’impresa petrolifera statale appena privatizzata dal presidente albanese Berisha. Proprio il suo legame con Berisha sembra la causa più evidente della sua scalata, che gli ha permesso in 15 anni di passare dai tavoli di una pizzeria al monopolio dell’industria petrolifera albanese. Ovviamente, un’ascesa così repentina si porta dietro una grande scia di dubbi e di sospetti, velati o espliciti. Lo stesso Berisha, prima di legarsi a lui, lo accusò, nel bel mezzo di una campagna elettorale, di essere un contrabbandiere dedito a introdurre ingenti quantità di petrolio senza pagare le tasse.Già da qualche anno Taçi aveva cercato di entrare nel calcio italiano, prendendo contatti prima con il Cagliari, poi con Siena e Livorno. Tutti affari sfumati molto presto. Ora invece, a Bologna, Taçi è arrivato fino in fondo.

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