I veleni di Bologna


BOLOGNA, 17 GIU. 2009 – Sta succedendo di tutto a Bologna, in una campagna elettorale sporca come quella nazionale. E’ il giorno in cui il Corriere della Sera rivela che a Bari è in corso un’inchiesta che coinvolge di nuovo Berlusconi e giovani ragazze invitate ad alcune feste a palazzo Grazioli e a Villa Certosa. A Bologna è il giorno in cui finalmente se ne va il Procuratore capo (reggente) della Repubblica Silverio Piro (non smetteremo mai di ripetere che è lo stesso che ha censurato e fatto sequestrare un film, "Totò che visse due volte" di Ciprì e Maresco, e più recentemente un’opera d’arte da lui giudicata blasfema, un crocifisso di Federico Solmi). Se ne va da Bologna (capoluogo di Regione, 375mila abitanti) e finisce a Velletri (50mila abitanti), ridente cittadina laziale dove avevano la villa Ugo Tognazzi e Eduardo De Filippo.Se ne va lasciandosi però in eredità l’apertura di un fascicolo a carico di Flavio Delbono, uno dei due candidati sindaci al ballottaggio di domenica. Solo ieri il Pm Piro aveva liquidato la faccenda in un paio di battute: "Lasciamo i candidati sbizzarrirsi e poi vediamo" e poi "Bisognerebbe che la Regione prendesse posizione e chiarisse quel che c’è da chiarire, se c’è". Ieri sera la Regione Emilia-Romagna ha chiarito nel modo più fermo ricordando i criteri di trasparenza (universalmente riconosciuti peraltro): "efficacia, trasparenza e regolarità nella gestione della spesa". Piro ci ha dormito sopra e stamattina ha aperto un fascicolo contro Delbono. "Accertamenti che sono atti dovuti", dice stamattina. E aggiunge un’altra frase: "Il Comune tace, diversamente dalla Regione". Che vorrà dire? Lo spiegherà forse il suo successore. Intanto comunque la notizia dell’inchiesta su Delbono c’è.Nel centrodestra la volgarità dilaga. L’oscar va a Filippo Berselli, senatore e coordinatore del Pdl in Emilia-Romagna, per la seguente dichiarazione: "Ai bolognesi non interessa minimamente cosa Delbono abbia fatto, faccia e con chi sotto le lenzuola, vorrebbero invece sapere chi ha pagato le… lenzuola!". E poi aggiunge: Se le cose dette da Cazzola, "presumibilmente avendo già una risposta in tasca", fossero vere, "questi fatti integrerebbero senz’altro il reato di peculato (art. 314 c.p.), che prevede la reclusione da tre a dieci anni, mentre il successivo articolo 317 bis aggiunge come pena accessoria l’interdizione perpetua dai pubblici uffici". Conseguentemente se Delbono venisse eletto e condannato, "non potrebbe certamente fare il sindaco di Bologna". In questa specie di delirio pseudo-legale, la parola chiave è presumibilmente.Da parte sua Alfredo Cazzola si è lanciato in un improbabile conteggio elettorale. Di fronte al fatto che si ritroverebbe (intendiamo nel caso in cui per un miracolo fosse eletto sindaco) un consiglio comunale di centrosinistra, oggi espone il suo teorema. "I conteggi rifatti da Daniele Corticelli e riportati oggi dal ‘Carlino’ segnalano che le liste in appoggio a Delbono non hanno raggiunto il 50% necessario per avere il premio di maggioranza, e in otto seggi i verbali sono incompleti, in alcuni manca la pagina 53, quella che contiene il computo dei voti, e dunque i risultati potrebbero non essere quelli che sono stati comunicati". Maledetta pagina 53, insomma. L’essere già stato sepolto dal 50% (meno una manciata) di voti non lo preoccupa affatto. Vedrete, si risoverà tutto a pagina 53.Poi se l’è presa anche con i "suoi", come al solito, rimproverando al centrodestra bolognese di non seguirlo come un sol uomo: "E’ imbarazzante vedere la quantità di donne e uomini che scatta dal campo avversario contro di me e l’esigua presenza di persone che prendono le mie difese". Sul fatto che ci sia qualcosa di imbarazzante è difficile dargli torto. L’altro Cazzola, il deputato bolognese Giuliano, da sempre ha attaccato la candidatura del suo omonimo e oggi spara una bordata se possibile ancora più pesante: "Vista la piega che ha preso la campagna elettorale nelle sue ultime sgradevoli battute, ad Alfredo Cazzola, più che il mio sostegno, serve quello di un avvocato difensore".In tutto questo fango schizzato oggi Alfredo Cazzola è riuscito perfino a far sciogliere un’associazione civica (L’altrainformazione) che in questi anni si era battuta contro vari progetti, proposti sia dalla giunta Guazzaloca che da quella Cofferati. A portare alla drastica decisione, si legge in una nota della presidente Maddalena Piccolo, è stata "la pesantissima intromissione di una persona che pure in questi anni ha fatto moltissimo, anzi è stata determinante per l’associazione, ma che non ne fa più parte per sua scelta, avendo deciso di dedicarsi ad altro". Traduzione: nei giorni scorsi Delisa Merli, portavoce di Alfredo Cazzola, aveva mandato una mail a nome dell’associazione (evidentemente senza consultare nessuno) a sostegno del candidato di centrodestra."Rientrando da un viaggio, scrive la presidente dell’associazione, vedo che dalla posta dell’Altrainformazione è stata spedita furtivamente una mail visibilmente di parte, di commento a dichiarazioni sul Civis dei candidati che si preparano al ballottaggio", racconta la Piccolo, ricordando che "l’associazione deve, anzi doveva, per statuto e per scelta condivisa dai componenti, essere neutrale rispetto alle parti politiche in campo". Furtivamente, dice Maddalena Piccolo, e non presumibilmente.Anche a sinistra c’è però chi combina qualche pasticcio. E’ il caso del neo deputato europeo dell’Italia dei Valori Luigi De Magistris (che, c’è da dire, essendo eletto come indipendente fa un po’ quello che gli pare). Ieri a proposito di Delbono ha detto: "Chi non ha nulla da temere deve rispondere: se mi fanno una domanda, io rispondo". Più correttamente Silvana Mura, coordinatrice della lista Di Pietro, che a Bologna ci vive e sa di cosa parla, sostiene invece che fa bene Delbono a parlare il meno possibile perché "stiamo mischiando politica con calunnie e ingiurie personali che proprio non meritano di essere commentate". L’altra eletta al Parlamento europeo nella nostra circoscrizione, Sonia Alfano, sostiene che "Cazzola ha imparato benissimo la lezione del suo lider maximo Berlusconi". Il riferimento è all’altra vicenda giudiziaria di cui si occupa oggi Repubblica Bologna. Cazzola ha infatti affermato di essere stato assolto in appello dalla condanna per rissa (per una questione di parcheggi) ricevuta in primo grado. Ma, visura giudiziaria alla mano, Repubblica spiega che invece è stato condannato in appello e poi il reato è stato dichiarato prescritto dalla Cassazione.Nel pomeriggio infine arriva una replica di Delbono che dice che non intende assolutamente farsi "dettare l’agenda da un pregiudicato". Ma a questo punto, il cronista, esausto, posa la penna, spegne il computer, sogna di cambiare lavoro.Speriamo solo che domenica (maledetta domenica) arrivi presto a mettere una pietra tombale sopra tutto questo mare di fango.

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