I soldi non arrivano, Mariella Burani richiede il concordato


13 FEB. 2010 – Alla fine la famiglia Burani non ha trovato le risorse necessarie per ripianare le perdite del gruppo di Cavriago, quindi il consiglio di amministrazione andrà avanti con la richiesta di concordato preventivo. Questo in sintesi il contenuto del comunicato diffuso dall’azienda di moda finita in dissesto finanziario. In particolare, si legge nella nota, il Cda "dopo aver preso atto del fatto che la società non ha ricevuto, ad oggi, alcuna evidenza dell’impegno vincolante di soci o terzi" (banche incluse) a coprire le perdite registrate al 30 settembre per almeno 70,8 milioni di euro "ha deliberato in forza del mandato ricevuto dall’assemblea riunitasi di procedere alla presentazione di un ricorso per concordato preventivo ex articolo 160 e della legge fallimentare che abbia come presupposto la prosecuzione delle attività imprenditoriali".Al riguardo, il consiglio di amministrazione di Mariella Burani, spiega la nota, "ha confermato che si è pervenuti al convincimento che la soluzione concretamente praticabile di maggior tutela sia per i creditori che per i lavoratori è quella di perseguire una procedura concordataria volta a garantire il mantenimento delle attività imprenditoriali nell’ambito di un piano di prosecuzione e di ristrutturazione delle attività produttive tanto in corso di procedura quanto all’esito della omologa del concordato. Questa procedura è già allo studio della società e dei propri consulenti legali".  E per esaminare al fianco dei rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico l’eventuale ammissione in amministrazione straordinaria, Mariella Burani è stata chiamata a comparire presso il Tribunale di Reggio Emilia. Il gruppo fondato da Walter Burani ha precisato che la notifica del Tribunale reggiano è arrivata ieri e che l’udienza è fissata per il prossimo 16 marzo. Il decreto del Tribunale, spiega la società, è stato effettuato in seguito al pignoramento immobiliare depositato contro la società e rilevato che la società ha i requisiti previsti dall’articolo 1 del decreto legislativo dell’8 luglio 1999 numero 270 per l’ammissione all’amministrazione straordinaria.

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