I sindaci, Viero e le casse di Iren


© TelereggioREGGIO EMILIA, 11 APR. 2012 – I sindaci reggiani hanno bollato come inaccettabile la proposta di dividendo avanzata dal consiglio di amministrazione di Iren, giudicandola troppo esigua. Il direttore generale Andrea Viero ha risposto dicendo che è diritto degli azionisti modificare in assemblea le proposte del consiglio, ma ha ricordato che Iren non è un pozzo senza fondo. Le preoccupazioni dei sindaci sono comprensibili: l’anno scorso incassarono cedole per 15 milioni, quest’anno contavano di racimolarne almeno 7 e mezzo e invece gli viene chiesto di accontentarsi di poco più di 2 milioni.Ma i principi di sana e prudente gestione di un’azienda consigliano di non distribuire dividendi in misura superiore ai profitti realizzati. Principi che valgono a maggior ragione quando, anzichè registrare profitti, si sono accusate perdite per 108 milioni di euro, come è il caso di Iren nel 2011. Negli ultimi quattro anni, invece, pur di far felici gli azionisti, Enìa prima e Iren poi sono già venute meno per tre volte a questa regola aurea. Nel 2009 Enìa distribuì dividendi per 37,7 milioni di euro, 10,7 dei quali attinti dalla Riserva straordinaria. Nel 2011 agli azionisti di Iren andarono 108,5 milioni: quasi 11 venivano dalla Riserva straordinaria. E sempre dalle riserve saranno pescati i soldi necessari per erogare il dividendo che sarà posto in pagamento il prossimo 21 giugno: 15 milioni o forse anche più, se i sindaci forzeranno la mano.Insomma, dal 2009 ad oggi, per rendere più corpose le cedole, sono stati presi dalle riserve e distribuiti 37 milioni. Ma le riserve non sono infinite: oggi ammontano a 51 milioni. Raschiare oltre il fondo del barile potrebbe essere assai discutibile. Tanto più per un’azienda il cui indebitamento finanziario netto sfiora i 2,7 miliardi di euro e che sta studiando la possibilità di vendere le proprie sedi per reperire la  liquidità con cui finanziare gli investimenti.

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