I sindacati: “Il ministro distrugge la scuola”


LUNEDI’ 14 SET 2009 – Monta la protesta in Emilia-Romagna contro i tagli al personale scolastico previsti dalla riforma Gelmini. Oggi, primo giorno di scuola nella maggior parte delle regioni italiane, cortei e manifestazioni si sono svolte in tutte le province emiliano-romagnole. A Bologna i sindacati degli insegnanti si sono ritrovati alle 10 del mattino in via Castagnoli, per dare il via a un presidio davanti la sede dell’Ufficio scolastico provinciale e regionale. Cgil, Cisl, Uil e Snals hanno protestato contro i tagli, che prevedono per l’Emilia-Romagna 1.637 cattedre in meno tra scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo e secondo livello. Gli organici del corpo docenti si riducono quindi, a livello regionale, dai 48.987 posti del 2008 ai 47.350 del 2009, con un calo medio nelle varie province del 3,8%, con punte massime del 4,71% a Piacenza (-143 posti), 4,62% a Reggio Emilia (-245 posti) e 4,35% a Rimini (-131 posti). A Bologna le cattedre in meno sono invece 391, con un calo del 4,30%. Ai posti persi dai docenti si aggiungono, secondo i dati forniti dalla Flc Cgil, 898 posti a livello regionale persi dal personale tecnico e amministrativo, il tutto a fronte di un aumento del numero di alunni superiore alle 7.000 unità.Secondo Anna Cicognani, responsabile regionale scuola della Cisl, "tutto ciò comporterà meno risposta di tempo-scuola, mancanza di posti di tempo pieno per le famiglie che lo avevano richiesto, assenza di nuove sezioni di scuola dell’infanzia e numero degli alunni per classe piuttosto alto e quindi difficoltà a organizzare il servizio scolastico". Paolo Tomasi, della Flc Cgil, ha dichiarato: "Siamo qui per contestare l’intero impianto della riforma: questo ministro sta letteralmente distruggendo la scuola". I tagli hanno colpito anche realtà che si pensavano decisamente immuni da certi problemi: per la prima volta da tanti anni, in provincia di Modena 181 bimbi tra i 3 e i 5 anni non potranno frequentare alcuna scuola dell’infanzia pubblica. Malgrado infatti i Comuni abbiano provveduto ad allestire le aule suppletive necessarie, il Governo ha deciso di non assegnare le 15 cattedre necessarie per completare l’organico provinciale.Alla manifestazione di Bologna in via Castagnoli assieme ai sindacati, ma non al loro fianco, c’era anche il coordinamento dei precari. Bersaglio della protesta-nella-protesta sono state Cisl, Uil e Snals, colpevoli di aver firmato l’accordo sui contratti di disponibilità, che comporta una proroga fino al 31 agosto dei contratti di supplenza scaduti il 30 giugno, sostenuta con fondi regionali. "Hanno regalato due mensilità in più al 5% di noi precari – sbotta il portavoce Edmondo Febbrari – e poi ci mandano a casa. Con quell’accordo – continua Febbrari – i sindacati si fanno belli, ma chi regge sulle spalle il peso della scuola siamo noi precari".Anche le istituzioni emiliano-romagnole sono scese in campo contro i tagli. In tutte le province sono state organizzate per oggi conferenze metropolitane tra gli amministratori locali, i dirigenti scolastici e i sindacati per concordare i modi di affrontare la crisi che ha colpito la scuola. L’assessore regionale Giovanni Sedioli, intervenuto alla conferenza metropolitana di Bologna, ha sottolineato come i tagli abbiano messo in difficoltà anche una scuola tradizionalmente di qualità come quella emiliano-romagnola: "La Regione – ha detto Sedioli – si prende carico di sostenere le scuole nelle loro politiche formative e nelle loro attività didattiche e nello sviluppo autonomo dei piani e dell’offerta formativa. La richiesta contenuta nell’ultimo decreto di farci carico anche dei costi del precariato indotto – ha concluso Sedioli – francamente mi sembra esagerata".

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