I servizi per gli anziani spiegati alla Cancellieri


BOLOGNA, 23 AGO. 2010 – Tempi duri per tutti, per l’economia e per le casse degli enti pubblici. Nella morsa delle ristrettezze di risorse c’è anche il sistema del welfare e in particolare il ramo dei servizi agli anziani. E questo in città storicamente ai primi posti per livello di cure offerte alla fascia di popolazione più in là con l’età. A Bologna "per la prima volta nella storia post-repubblicana si rischia un arretramento". Ad esserne convinto è Bruno Pizzica, segretario dello Spi-Cgil cittadino, che in una lettera aperta indirizzata al commissario Anna Maria Cancellieri ricorda come il tema della non autosufficienza sia rimasto da troppo tempo nel dimenticatoio.Da quando si è insediato, è il parere di Pizzica, il commissario non si è ancora occupato del problema anziani. Per questo il ritardo va recuperato "con la massima rapidità, come e più di quanta se ne è impiegata per i graffiti o Sirio (il sistema del ‘vigile elettronico ndr)…”. La lettera indirizzata alla Cancellieri sarà pubblicata su "La spinta", il mensile del sindacato dei pensionati in uscita con ‘L’Unita" il 26 agosto.La situazione degli anziani a Bologna viene descritta in maniera dettagliata. Quelli sopra i 65 anni (dato di fine 2008) erano 99.981; 16.193 di questi sono ultraottantacinquenni e poco più di 30.000 sono ultra ottantenni, ricorda il sindacalista, 13.122 anziani hanno più di 74 anni e vivono in coppia, mentre sono 19.423 quelli che hanno più di 74 anni ma vivono soli. In 72.342 famiglie c’é la presenza di un anziano. In 33.821 casi il reddito imponibile risulta inferiore a 12.000 euro l’anno, mentre in 23.175 vivono in casa in affitto (pubbico 9.040, privato 14.135)."Una situazione critica – rileva Pizzica – e comunque tale da doversene occupare… anche perché nel frattempo il livello dei servizi nonostante le disponibilità derivate dal Fondo regionale per la non autosufficienza, è rimasto sostanzialmente stabile quando non è addirittura diminuito. Così è successo in particolare per l’assistenza domiciliare professionale (non quella che deriva dal volontariato, che è un’altra cosa), che vede in corso un calo di almeno 40/50.000 ore su un dato relativo al 2009 che è il peggiore di sempre: 474.535 ore erogate contro le 475.644 del 2003 e la punta di 513.146 del 2007; quattro ore settimanali pro-capite per 1993 utenti, contro i 2.013 del 2003 e i 2.127 del 2007. Un calo che ha certamente contribuito ad uno spostamento di domanda verso le strutture residenziali che offrono un numero di posti (1.510 contro i 1.483 del 2008) che resta inferiore al 3% degli ultrasettantacinquenni previsto dalla Regione e fanno registrare un record di lista di attesa di più o meno 1.500 persone (in mezzo ci sono casi di bisogno non reale e immediato, ma ci sono centinaia di anziani in situazioni estreme, che non trovano risposta)".Il segretario dello Spi segnala poi "l’esigenza di definire interventi e strutture semiresidenziali che si specializzino sulle patologie croniche, l’Alzheimer innanzitutto, in rapida espansione con difficoltà insuperabili per le famiglie. Forse non sarebbe male – propone – partire da un accurato monitoraggio della situazione reale, almeno di quei 30.000 ultraottantenni, per capire davvero il livello di bisogno, le potenzialità relazionali, il grado di autosufficienza: noi ci stiamo, con la nostra rete, a lavorare su questo e su tutto quello che riguarda l’anzianità attiva".Pizzica elenca alla Cancelieri altri nodi: "il funzionamento del tutto insufficiente degli sportelli sociali", "il ruolo effettivo che devono svolgere le Asp", "la fine che deve fare il decentramento dei servizi ai Quartieri", "gli investimenti (che non sono solo metro e dintorni) in servizi innovativi", e quello delle badanti, "tuttora solo sfiorato". Su questo lo Spi segnala l’accordo "largamente innovativo" sottoscritto negli ultimi giorni della giunta Cofferati su formazione, tutoraggio, aiuto alle famiglie, garanzie contrattuali; "è un accordo che funziona a Casalecchio e che a Bologna è rimasto inattuato. Lo legga, gentile Commissario – chiede Pizzica -: con i suoi dirigenti abbiamo calcolato che costerebbe non più di 400.000 euro all’anno (più o meno quello che è riuscita a mettere in circolo per i graffiti), ne beneficerebbero tante famiglie oggi in gravi difficoltà che devono affrontare in un drammatico isolamento". Se non si manterranno almeno i liveli attuali del welfare e se i nodi verrano al pettine, è la conclusione, "sarà più difficile districarli e non basteranno muri puliti a nascondere i bisogni delle persone".

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