I reggiani, per esempio


Erik Scaltriti, 34 anni, freelance, laureato in filosofia ma poi specializzato negli audiovisivi a Parigi è il regista che ha fatto diventare realtà un’idea (nata dal Comune di Reggio Emilia) e cioè raccontare attraverso documentari in pillole storie quotidiane di volontariato.“Mi piace raccontare storie perché la realtà è spesso incredibile. E con I reggiani, per esempio raccontiamo la grande quantità di azioni piccole e grandi che vengono compiute tutti i giorni e che altrimenti non sarebbero mai andate in televisione. Perché la notizia si fa sul caso di cronaca nera, le buone notizie hanno sempre molta difficoltà ad apparire. I reggiani, per esempio è innanzitutto una raccolta, una specie di anagrafica che si fa per la prima volta di queste esperienze. E partendo da lì cerchiamo di capire come la società oggi, nei buchi che lo Stato sta lasciando a destra e a manca, si stia dando un gran da fare. Sono tante storie vere, di vita vissuta, di grande normalità, senza clamore, senza grossi titoloni. Storie di buone cittadinanza: è questo il conio che abbiamo usato".Ma venti storie, venti documentari, non sono troppi?Assolutamente no. Venti storie da sole non possono dar conto della miriade di iniziative che si spendono nel nostro territorio. Calcola che all’inizio sono arrivate più di 300 “segnalazioni” e tra queste abbiamo dovuto scegliere.E come le avete scelte?Non tanto perché giudicate più importanti o più “comprensibili”. Sono state scelte per far vedere l’ampio spettro di cui il volontariato oggi si occupa: andiamo dalle azioni per sostenere il periodo difficile dell’adolescenza fino a quelle azioni che si spendono per dare un po’ di serenità agli anziani. Uno spettro molto ampio che riguarda le famiglie, i singoli, le comunità: si va dalle associazioni legalmente costituite alle iniziative dei privati che si sono organizzati in maniera del tutto informale. Sono solo venti esempi, venti maniere di fare buona cittadinanza. Hai scoperto qualcosa che non conoscevi?Conoscevo già il mondo del volontariato. Ma non immaginavo che fosse così diffuso, che ci fossero così tanti cittadini che tutti i giorni o comunque più volte alla settimana dedicano il proprio tempo agli altri. Che vuol dire farsi carico della comunità quale effettivamente siamo.Quindi è filato sempre tutto liscio…Insomma… posso dirti che il titolo “reggiani per esempio” mi è stato a volte contestato perché le persone che andavo a intervistare e a coinvolgere nel filmato non erano nate a Reggio Emilia e ci tenevano a sottolinearlo. Però alla fine spiegandosi questo titolo è stato sempre ben accettato nel senso che anche le persone che si sono installate qua successivamente nella loro vita riconoscono ai reggiani questo grande coinvolgimento, questa grande solidarietà e quindi hanno accettatto di rimanere sotto questa etichetta.Alcune volte poi abbiamo dovuto spendere un po’ di energie a convincere le persone a raccontrarle queste storie perché sicuramente c’è un po’ di timidezza ma soprattutto spesso i protagonisti le vivono come qualcosa di estremamente normale e quindi non vedono come possano attrarre attenzione da parte dei mezzi di informazione. Un’opera di convincimento per far capire che invece è importante raccontare la loro esperienza, anche semplicemente con lo scopo di trasmettere un esempio.Da come la racconti viene fuori un’immagine di Reggio molto diversa da quella che danno i mezzi di informazione locale, tutta paura e assedio da parte degli immigrati… Un’immagine quasi “svedese”, molto europea comunque.La città come ci viene raccontata dai giornali, soprattutto dai giornali locali è molto diversa da quella che io ho incontrato facendo questo lavoro e quindi girando anche qui a Reggio Emilia, in questo pezzo di mondo. Questo urlare continuo che usano i titoli dei giornali è un po’ preoccupante nel senso che se continuiamo così rischiamo di staccarci davvero da terra. Io invece ho trovato una città che ci tiene a farsi carico delle cose, che si vive ancora come una comunità; in questo senso è un po’ più europea di altre parti d’Italia. È una città dove ancora si può ragionare insieme sui problemi, in cui ancora le iniziative che mettono assieme diversi soggetti possono riuscire perché non c’è il bisogno assoluto di apparire più degli altri e c’è ancora appunto questo farsi carico di essere comunità.In concreto vuol dire impegnarsi per assicurare una vita il più possibile “normale” per tutti quanti.E poi, sì, c’è un po’ di orgoglio, questo sì l’ho incontrato: un po’ di “orgoglio reggiano”; così come alcuni ci tenevano a dire che la propria origine non è reggiana così i reggiani “di nascita” un po’ di orgoglio ce l’hanno a dire: sì noi siamo di Reggio Emilia e… ce la caviamo, ecco.I reggiani, per esempio è un’iniziativa del Comune di Reggio Emilia. Venti puntate prodotte da TRVideo e trasmesse da Telereggio LA VIDEO GALLERY DEI REGGIANI, PER ESEMPIO

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