I primi 70 anni del cantastorie Francesco Guccini


ROMA, 6 GIU 2010 – Non è un caso che gli amici lo chiamino "Il maestrone". Francesco Guccini arriva al traguardo dei 70 anni – li compie il 14 giugno – con il prestigio dei saggi che popolano le sue canzoni e i suoi libri e con la meritata fama di simbolo della coscienza libertaria della canzone d’autore. Guccini è ancora oggi un fenomeno unico nel nostro panorama musicale, i suoi concerti da "Contastorie", un mix di canzoni, cabaret, invettive, monologhi ispirati dalla cronaca che conservano intatto il sapore delle notti nelle osterie di Bologna, sono seguiti da decenni da un pubblico che si rinnova di generazione in generazione e continua a esaltarsi per le strofe più incendiarie della "locomotiva". Parallelo corre il successo dei suoi dischi che dai tempi di "Radici" e "Via Paolo Fabbri 43" (il suo vero indirizzo di Bologna), cioé dai primi anni ’70, fino a ‘Ritratti" vendono benissimo nonostante la ben nota allergia del suo autore ai meccanismi tradizionali della promozione. Francesco Guccini è il più erudito dei grandi protagonisti della canzone d’autore, un personaggio che ha portato nella musica italiana una tradizione letteraria che va dalla poesia italiana del "suo Leopardi", Gozzano, Montale, Carducci a quella di Elliot e dei "Maledetti", alla letteratura americana, da Borges a Barthes, da Lorenzo dé Medici ai fumetti (é nota la sua passione per il Paperino di Carl Barks) fino alla tradizione popolare e gli studi di glottologia. Guccini è partito dal beat italiano come autore per l’Equipe ’84 e i Nomadi (con cui ha registrato uno storico live) per i quali ha scritto classici come "Auschwitz", "Dio è morto" e "Noi non ci saremo" ed è approdato a una scrittura personale che mescola il talking blues alla ballata dylaniana, la tradizione francese a quella popolare. Un anarchico libertario nemico di ogni dogmatismo, sempre in cerca di una verità difficile da cogliere, nato a Modena (una città che non ha mai amato) ma cresciuto e vissuto tra la Pavana dei suoi avi, il paesino dell’Appennino tosco-emiliano dove vive, e Bologna la città della sua boheme. Francesco Guccini ha scritto diverse canzoni chiave della storia musicale italiana e ha attraversato quasi mezzo secolo di carriera con coerenza rara e la forza di chi è ancora capace di indignarsi, non per niente tra le sue composizioni più recenti c’é "Addio" considerata da molti come l’erede di quella "Avvelenata", che, nonostante sia stata scritta contro un critico che aveva stroncato "Stanze di vita quotidiana", resta uno dei testi più mirabili contro i dogmatismi.Anche come narratore ha dimostrato tutta la sua originalità intellettuale con i suoi tre romanzi, "Cronache epafaniche", "Vacca d’un cane" e "Cittanova blues", che con ricercata scrittura ricostruiscono le sue vicende familiari e con i gialli del Maresciallo Santovito scritti a quattro mani con Loriano Machiavelli. Allergico alla tv, Francesco Guccini si è concesso qualche apparizione al cinema come in "Radiofreccia" del suo amico Luciano Ligabue e negli ultimi film di Leonardo Pieraccioni.

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