I paradossi della crisi


PARMA, 28 GEN. 2010 – “Io mi auguro che nel 2010 passi questa fase di sfiducia e di blocco psicologico. Paradossalmente c’erano più richieste per fare investimenti nei primi sei mesi del 2009, quando non si sapeva ancora fin dove sarebbe arrivata la crisi. In questo momento, invece, gli investimenti si sono quasi del tutto fermati e la stragrande maggioranza degli imprenditori chiede al nostro ufficio credito dei finanziamenti per liquidità”. Domenico Capitelli, direttore della Cna di Parma, giudica in maniera piuttosto pessimistica l’attuale situazione economica della provincia emiliana. E soprattutto non riesce a trovare una spiegazione razionale per le reazioni con cui si cerca di fronteggiare l’emergenza.La colpa non è solo degli imprenditori, sia chiaro. Se da una parte c’è chi ha bisogno di liquidità, dall’altra c’è chi ne ha troppa. E di questo secondo paradosso è responsabile il Governo. “Ci sono amministrazioni che hanno grandissima liquidità, sarebbero in condizione di pagare il corrente e di procedere a degli investimenti – sottolinea Capitelli – ma sono bloccate dal Patto di stabilità. Non possono pagare i loro fornitori e non possono neanche prevedere degli investimenti. Questo è un paradosso incredibile, in un contesto in cui tutti si riempiono la bocca del fatto che bisogna creare le condizioni per un nuovo sviluppo e per una ripresa dell’economia”. La situazione però non è semplice. E Cna Parma cerca dunque di svolgere al meglio il suo ruolo di intermediario fra Enti locali, banche e aziende, con l’obiettivo di uscire dalla crisi e sconfiggerne i paradossi. Puntando su progetti innovativi e sulle eccellenze del territorio.Direttore Capitelli, i dati di TrendEr relativi alla prima parte del 2009 parlavano di una decisa accentuazione delle tendenze negative nella provincia di Parma. E ora? Com’è la situazione 6 mesi dopo?Per alcuni aspetti posso dire che in questo momento per noi c’è una situazione più dura di quella di 5 o 6 mesi fa, quando si era ancora nel mezzo della crisi e nessuno aveva ancora cominciato a dire che il fondo ormai si era raggiunto e stava arrivando una lenta ripresa. Quindi il quadro attuale è addirittura peggiore?Esatto. Nonostante oggi la situazione appaia più chiara, siamo andati peggiorando rispetto a quei dati. Ma in fondo, anche se sappiamo fin dove è arrivata la crisi, nessuno è ancora in grado di misurare in quanto tempo finirà. A prescindere da quello che ci viene propinato dal ministero dell’Economia e da alcuni giornali, che parlano di crescite del Pil e di inversioni di tendenza in atto. Io in questo momento, nel nostro segmento di impresa, le inversioni di tendenza non le vedo. E’ vero che a Parma, nella nostra provincia, la crisi per il momento ha picchiato meno forte rispetto ad altre realtà anche vicine a noi. Però da qui a dire che è finito tutto e che siamo in una fase ascendente ce ne passa.Perché tutto questo pessimismo? Basta dare un’occhiata ai dati. Nel 2009, rispetto all’anno precedente, si è registrato un picco di cessazioni di attività fra le piccole e medie imprese: io ne misuro il doppio, più o meno. E non dimentichiamo che c’è tempo fino alla fine di gennaio per poter cessare l’attività in data 31 dicembre. E’ pur vero che, paradossalmente, ci troviamo di fronte ad un aumento di nuove imprese rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Però se le andiamo ad analizzare, scopriamo che la stragrande maggioranza non ha una prospettiva di lungo respiro. Ad aprirle sono soprattutto dei lavoratori dipendenti che, avendo perso un lavoro, si reinventano imprenditori per necessità. Non lo fanno perché lo ritengono una mission o un valore da perseguire.Ma in fondo è la stessa Amministrazione comunale che vuole stimolare la nascita di nuove imprese. In quest’ottica ha potenziato il ruolo della Spip, la Società parmense per gli insediamenti produttivi. Che giudizio dà Cna a tale proposito?Anche in questo caso non bisogna fermarsi ad un livello superficiale. L’iniziativa del Comune riguarda infatti esclusivamente l’imprenditoria femminile e quella giovane, e prende in considerazione solo i progetti in cui emergono elementi di innovazione. Per cui ci sono delle discriminanti non piccole, che rendono giusto e lodevole il sostegno offerto a questo tipo di imprese. Che, ripeto, sono la minoranza. Ma se uno ha un’idea seria e valida bisogna dargli una mano.E in pratica, grazie a questa iniziativa, quali saranno gli strumenti che le nuove imprese avranno a disposizione?Nel suo insieme, questa iniziativa prevede dei finanziamenti o la possibilità che l’Amministrazione comunale intervenga attraverso un fondo di garanzia per garantire l’accesso al credito o la finanziabilità dei progetti delle neo-imprese. Si propone inoltre di concedere degli spazi a titolo gratuito per un periodo di tre anni e di abbattere tutte le imposte che sono di sua competenza. E poi dovrebbe consolidarsi all’interno di Spip una struttura di consulenza, in cui le imprese possano usufruire di determinati servizi praticamente a costo zero. Ma è tutto ancora in fase di costruzione, noi abbiamo partecipato soltanto ad una prima riunione.E ci sono altre iniziative che ultimamente Cna Parma sta promuovendo per salvaguardare la tenuta delle imprese associate?Noi stiamo lavorando molto sul credito, perché è quello il problema di fondo per le imprese. In molti casi si sono fermati i pagamenti, e le imprese che lavorano per la Pubblica Amministrazione hanno dei ritardi di pagamento di addirittura 240-250 giorni. Di conseguenza, si mette in moto un circolo vizioso, perché se uno non mi paga io non posso pagare gli altri. Noi abbiamo costanti rapporti con alcune banche del territorio e cerchiamo di sollecitarle a considerare l’impresa non solo sotto il profilo dei numeri, che in questo momento sono quelli che sono. Se si tiene conto solo del calo del fatturato, infatti, ci sono pochissime aziende che si sono salvate in questo ultimo anno. E inoltre ci confrontiamo con l’Amministrazione provinciale e con la Camera di Commercio perché vengano messe a disposizione delle risorse per dei fondi di garanzia, con cui poter garantire una liquidità al maggior numero di imprese, o perlomeno a quelle che hanno un impellente bisogno di dare delle risposte. Nell’incontro di presentazione di TrendEr, il segretario della Cna regionale Gabriele Morelli riteneva che l’attuazione del federalismo fiscale potesse essere uno stimolo per far ripartire il processo di sviluppo. Lei cosa ne pensa?Lo crediamo anche noi, però chiariamo subito: molti sostengono che il federalismo fiscale è già stato introdotto, ma non è così. Se il federalismo fiscale prevede che un certo tipo di tassazione si attua a livello locale, allora i soldi devono restare disponibili per gli enti locali. Altrimenti, se si rimane a livello nazionale, bisogna comunque verificare che nel momento in cui ci sono da retrocedere dei fondi alle Regioni, questi vengano correttamente corrisposti. Non come adesso che ci sono Amministrazioni comunali e regionali che stanno ancora aspettando dei fondi già deliberati dall’anno scorso, che hanno già fatto dei lavori ma non sono in condizione di pagare i fornitori. E’ chiaro che a noi piace il federalismo fiscale, ma dev’essere fatto mettendo in condizione i soggetti di riferimento di poterlo realizzare fino in fondo. Perché sennò questa è una roba monca.Ritornando al calo dei fatturati, uno dei pochi dati in crescita nella rilevazione di TrendEr era quello relativo alle trasformazioni alimentari. Qual è adesso, dopo sei mesi, lo stato di salute del settore agroalimentare? Diciamo che l’agroalimentare rimane il settore che ci tiene maggiormente a galla
, perché ha un movimento anticiclico ed è quindi un comparto piuttosto particolare. Anche all’interno di questo settore ci sono dei cali, però non sono evidenti come nella meccanica o nelle costruzioni. Tiene molto di più, in particolare in quelle produzioni di nicchia o di pregio che hanno un certo tipo di mercato in Italia e che hanno mercato anche all’estero. Perché anche a livello di export l’alimentrare è una delle poche voci che continua a tirare. In fondo, non è un caso se si dice che le persone, prima di tutto, devono ben mangiare.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet