I Menarini contro Porcedda: non ha pagato un euro


BOLOGNA, 21 NOV 2010 – Non c’è luce in fondo al tunnel in cui si è cacciato il Bologna Calcio. Il presidente Sergio Porcedda ha assicurato durante l’audizione in procura di venerdì scorso che entro metà della settimana prossima provvederà al pagamento degli stipendi arretrati. Tuttavia arrivano durissime le dichiarazioni di Renzo Menarini, l’ex patron e socio di minoranza del Bologna. "Porcedda a giugno, quando si è presentato fra gli altri pretendenti, ci sembrava la persona più seria e più affidabile e con grande entusiasmo in corpo e per questo ci ha convinto. Purtroppo le cose non sono andate così ", ha detto il geometra. E ha aggiunto: "Il tutto non si è mai concretizzato e purtroppo siamo arrivati a questo punto. La situazione è preoccupante, adesso dobbiamo cercare di risollevarla a tutti i costi. Il signor Porcedda non ha tirato fuori un euro né per il Bologna né per noi e questo è scandaloso. Noi ci sentiamo traditi, noi come famiglia, come soci, come creditori, come città, come Bologna Football Club".La situazione è precipitata dopo che per la seconda volta consecutiva la proposta di fidejussione presentata dal club è stata rigettata dalla Lega Calcio. Porcedda ha sporto denuncia presso la procura di Bologna contro Antonio Carbone, broker di 46 anni, che oggi risulta l’unico indagato nell’inchiesta per truffa e falso in scrittura privata. Un procedimento simile è stato aperto anche presso la procura di Roma nei confronti di Roland Voller, 63 anni, anche lui accusato di aver incassato i soldi di una transazione mai avvenuta. Porcedda sarebbe stato dunque vittima di due truffe consecutive.L’INCHIESTA DI ROMA – Secondo quanto trapelato, Roland Voller fornì la prima fideiussione respinta dalla Lega a Porcedda: ciò nonostante incassò 100.000 per la mediazione venendo denunciato. Di quest’indagine si occupa la Procura di Roma, dove avvenne lo scambio di denaro.IL BROKER CARBONE: PORCEDDA PAGHI DI TASCA SUA – Intanto l’inchiesta bolognese prosegue. Lunedì verrà sentito Carbone, che telefonicamente raggiunto dall’ANSA ha dichiarato: "Il Bologna ha avanzato alla Lega delle proposte di fidejussione. La Lega doveva palesare il gradimento alla accettazione, cosa che non è accaduta". A inceppare il meccanismo sarebbe stato il fatto che "la Lega ha sempre ribadito che voleva l’emissione delle garanzie in originale", che non arrivavano – per Carbone – "per questioni di valutazioni finanziarie sulla patrimonialità del Bologna". "Attualmente non c’é banca che possa dare un euro alla società – ha detto – Lo può fare fare solo il presidente con il suo patrimonio immobiliare, deve mettere delle firme e allora può ottenere le garanzie". Carbone ha anche assicurato di non aver incassato gli assegni di Porcedda per il conpenso della transazione. L’INCHIESTA DI BOLOGNA – Gli inquirenti mirano a capire se i nomi dei funzionari della banca che figurano nella bozza dell’ultima fidejussione, il cui rifiuto da parte dalla Lega ha messo nei guai il Bologna, corrispondano a persone in carne ed ossa. E, nel caso, se questi abbiamo mai partecipato alla stesura di quel documento. La bozza è sua carta intestata alla Bnl, ma in realtà è stata falsificata. Mentre veniva sentito il patron del Bologna Calcio, i carabinieri della compagnia Bologna Centro, su delega del pm Giovannini, hanno sentito la responsabile del settore amministrativo della società. Un’audizione fatta quasi contestualmente a quella del presidente proprio per verificarne la genuinità. La donna ha ricostruito quello che è accaduto nella movimentazione di soldi e nella contabilità da luglio a oggi, confermando quel che ha detto Porcedda. Tra i racconti dei due infatti non ci sono sbavature, la narrazione dei vari passaggi (contabili e amministrativi) coincide.

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