I francesi conquistano Collecchio. Tatò è presidente


PARMA, 28 GIU. 2011 – Lactalis conquista Parmalat, nomina come presidente Franco Tatò e, a sorpresa, prima riduce la durata del consiglio d’amministrazione a un anno e poi boccia la proposta del Cda uscente di distribuire azioni gratuite ai soci. Il blitz all’assemblea ordinaria e straordinaria del gruppo di Collecchio si è consumato in meno di quattro ore anche se già all’apertura dei lavori si era capito che la strada era in discesa visto che in sala era presente il 46,7% del capitale, di cui il 28,9 in mano ai francesi. Il tutto con un Enrico Bondi, come di consueto, di poche parole.E proprio il manager d’Arezzo, che ha lasciato Palazzo Soragna in totale sobrietà a bordo di una Fiat Panda al fianco dell’ex presidente Raffaele Picella, si è limitato in assemblea a fare un breve augurio a nuovi padroni di casa: spero che Lactalis faccia "un cammino fruttuoso e pieno di successi", ha detto. E, sempre a proposito della famiglia Besnier, ha ammesso di essere stato contattato da loro perché gli volevano proporre "la candidatura come capolista, ma ho ritenuto che non sussistessero le condizioni per accettare tale offerta". "Credo comunque – ha chiuso – che Parmalat oggi sia più solida che nel 2003", ovvero rispetto a quando era entrato come Commissario straordinario per risollevare il gruppo dalle ceneri del Crac di Calisto Tanzi. E così in attesa che il nuovo Cda nomini il successore di Bondi, la presidenza è finita nelle mani dell’ex numero uno dell’Enel, Franco Tatò, che è stato nominato a maggioranza e con una remunerazione lorda di 1,3 milioni di euro l’anno (invariata rispetto a quella attuale di Picella). Oltre a lui nel Cda "made in France" entrano altre otto persone. Si tratta del presidente di Lactalis Italia nonché direttore generale di Groupe Lactalis, Antonio Sala – peraltro in pole position per ottenere le deleghe -, l’avvocato Francesco Gatti (rappresentante legale dei Besnier), Daniel Jaouen, e dei consiglieri indipendenti Marco Reboa, Riccardo Zingales, Marco Jesi e Ferdinando Grimaldi Gualtieri. Le minoranze invece sono state conquistate dalla lista numero tre presentata da Assogestioni che porta in Cda Gaetano Mele (ex ad di Lavazza) e Nigel Cooper. In particolare, la lista Lactalis ha ottenuto il 62,77% dei voti, mentre quella di Assogestioni il 34,45 per cento. Soltanto lo 0,01% è andato alla lista dei fondi esteri (Zenit, Skagen e Mackenzie), che non l’avevano ritirata in seguito alla vendita, di tre mesi fa, del 15,3% ai francesi. Al di là del rinnovo dei vertici, l’assemblea è rimasta spiazzata da Lactalis per due votazioni. In primis per quella a sorpresa, proposta dall’avvocato Gatti su richiesta dei Besnier, di accorciare la durata del Cda da tre anni ad uno. La decisione é stata presa per questioni pratiche visto che, è stato spiegato, ci sono molti cambiamenti in vista, a partire dalla chiusura dell’Opa (8 luglio). La seconda riguarda invece il veto posto dai francesi nell’assemblea straordinaria alla proposta del Cda uscente di distribuire ai soci azioni gratuite. Di fatto la manovra non avrebbe comportato effetti significativi rispetto al 28,9 posseduto da Lactalis. E i piccoli azionisti l’hanno subito definita "una pugnalata alle spalle".

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