I fondi esteri chiamano Intesa per difendere l’italianità di Parmalat


PARMA, 18 MAR. 2011 – "Il giorno in cui festeggiavamo i 150 anni dell’Unità d’Italia il gruppo francese di fatto ha annunciato che punta a prendere il controllo di una delle più belle aziende italiane. E’ una sfida che hanno lanciato e vorrei che tutti quelli che vogliono salvare l’italianità di Parmalat puntino su di noi e sulla nostra lista". A parlare è Massimo Rossi, il manager al lavoro per la cordata dei fondi Skagen, MacKenzie e Zenit, che puntano a dare una svolta alla gestione del gruppo Parmalat. Ieri si è venuto infatti a sapere che l’azienda di Collecchio potrebbe dientare una filiale del colosso d’oltralpe Lactalis. Ma per difendere le sue origini, Rossi pensa che i fondi esteri e Intesa SanPaolo dovrebbero unire le forze.Pur esprimendo fiducia sul fatto che i tre fondi possano ottenere la maggioranza nel nuovo consiglio di amministrazione del gruppo di Collecchio, Rossi ammette che se Lactalis acquisirà prima dell’assemblea fino al 29% di Parmalat, la sfida rischia di essere persa. E da qui un appello in particolare a Intesa SanPaolo: "Credo che abbiano presentato la loro lista prima di sapere dell’iniziativa di Lactalis, però non hanno da soli grandi chances perché hanno poche azioni. Penso che Intesa oggi stia ragionando sul da farsi". "I fondi non hanno mai fatto da apripista a Lactalis", sottolinea il manager, secondo il quale dopo il blitz del gruppo francese, "per noi non cambia una virgola, rispetto al nostro obiettivo di fare eleggere all’assemblea del 14 aprile un cda e di fare un piano industriale per far crescere il gruppo". "A questo punto, però, non ho la sfera di cristallo, e non sappiamo se avremo la maggioranza dei voti. Pensavamo di avere fino al 25%, ma i grossi volumi scambiati in questi giorni in borsa possono aver fatto uscire un 2 o 3 per cento circa di quei fondi internazionali che erano pronti ad appoggiarci", aggiunge, negando che i tre fondi scandinavi, che continuano ad avere una quota pari al 15,3% di Parmalat, venderanno le loro azioni se il prezzo dovesse raggiungere la soglia dei 3 euro prima dell’assemblea per il rinnovo del cda. "Certo è che i fondi sono investitori diversi da Lactalis e se riusciremo a avere la maggioranza in consiglio, ad avviare il piano industriale e a dare buoni segnali al mercato, i fondi potrebbero tra un anno anche uscire". "Lactalis, invece, è lì per occupare la società – conclude Rossi – e Parmalat potrebbe diventare una delle più grandi filiali di Lactalis, e non, come vorrei io, uno dei maggiori gruppi industriali a livello mondiale del settore".

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