I consumi frenano, ma l’ERè la regione più ricca


BOLOGNA, 12 GEN. 2012 – Findomestic elegge l’Emilia-Romagna regione più ricca d’Italia. L’indagine dell’Osservatorio della banca di credito al consumo ci colloca al primo posto, anche se c’é una grande prudenza sull’acquisto dei beni durevoli. Il reddito disponibile pro capite (che tiene conto anche del valore delle società e degli immobili) è infatti di 21.393 euro, di circa 3.500 euro superiore alla media nazionale. Il consumo di auto, moto, mobili e elettrodomestici è però calato del 5,1%, più contenuto rispetto all’Italia e che vede il segno più solo fra le auto usate. Tra le province in vetta, in termini di crescita, c’é Ravenna che ha fatto segnare un +3,2%, anche se la provincia più ricca rimane Bologna con 24.396 euro. La spesa complessiva in regione per l’acquisto dei bei durevoli è stata pari a 5.275 euro, in calo rispetto all’anno precedente, quando si era attestata a 5.559. Nel settore auto e moto, a fronte di un perdita del 10,5% del mercato della auto nuove (per una spesa totale di 1.665 milioni), le vendite di auto usate hanno recuperato 5,4 punti sull’anno precedente, portando il controvalore delle compravendite a 1.283 milioni. Le vendite dei motoveicoli hanno subito anch’esse una battuta d’arresto: -10% (a 152 milioni). Il segmento dei mobili, invece, ha sostanzialmente tenuto nel raffronto con il 2010, cedendo non più di 1,2 punti, per una spesa totale di 1.340 milioni. Un dato in linea con quello nazionale, negativo per 1,3 punti. Fra gli elettrodomestici, invece, il mercato ha registrato contrazioni più significative della media nazionale. In Emilia Romagna, infatti, i cosiddetti "bianchi" (lavaggio, casa e cottura) e i "bruni" (tv e hifi) perdono rispettivamente il 7,3 e il 19%. Il volume delle vendite dei bianchi e dei piccoli è stato di 357 milioni; per i bruni, gli acquisti hanno toccato una quota leggermente inferiore: 329 milioni, ma si deve tener conto che nel 2010 c’era stato un boom di vendita dei tv dato dal passaggio al digitale terrestre. Il settore dei prodotti informatici, invece, ha fatto segnare volumi di vendite pari a 150 milioni, che arretrano di 9,6 punti rispetto al dato 2010. In chiave nazionale, il settore ha registrato una perdita di volumi più contenuta: -8,2%, a 1.476 miliardi. "Nel complesso – hanno detto Stefano Martini e Claudio Bardazzi, responsabili della ricerca – c’é uno stato d’animo di sfiducia ed incertezza che rende difficile programmare. I beni durevoli sono, per loro stessa definizione, un tipo di acquisto che è più facile rimandare nel tempo in caso di difficoltà economiche".

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