I comuni soffocati dai tagli


BOLOGNA, 8 NOV. 2010 – Un incubo che si chiama manovra. E’ quello che si stanno preparando a vivere i comuni italiani visti i tagli imposti dal governo su trasferimenti di risorse agli enti locali. A Bologna gli amministratori pubblici dell’Emilia Romagna si sono riuniti per analizzare gli ammanchi che, salvo cambiamenti, incideranno sui loro bilanci dal prossimo anno. Dai dati presentati, sono molti i comuni a subire tagli consistenti. In totale, in due anni, ai comuni emiliano romagnoli verranno meno un miliardo e 200 milioni di euro."Dobbiamo lavorare per mettere al riparo dai tagli il nostro sistema dei servizi pubblici", ha spiegato preoccupato Daniele Manca presidente Anci dell’Emilia-Romagna. Manca, che è sindaco di Imola, ha a cuore le sorti degli asili nido, delle scuole materne, del welfare dedicato agli anziani e alle categorie più deboli. Per non parlare della sanità. Il suo parere è che la qualità della vita e dei servizi sia una leva importante per "un domani attrarre nuovi investimenti".Tra i temi approfonditi nell’incontro dei sindaci a Bologna quello "rognoso" del patto di stabilità, un vero e proprio ostacolo all’autonomia degli enti locali che impedisce loro di pagare le imprese alle quali hanno affidato lavori. Un soluzione potrebbe trovarsi nella formulazione di un patto di stabilità territoriale dell’Emilia Romagna.Altro nodo difficile da districare è il federalismo, "severamente compromesso dai tagli", ha sottolineato sempre il primo cittadino imolese. "E’ rimasto uno slogan vuoto, su cui il Governo lavora senza numeri e senza proiezioni e prospettive". A lanciare nuovamente la proposta di ricomporre il bandolo della matassa ci ha pensato Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna e della Conferenza delle regioni. "Da un anno chiedo un tavolo unico con Governo, Regioni, Comuni e Province, per costruire un impianto che non può che essere integrato. Ma non siamo ancora riusciti a ottenerlo". Un unico tavolo scardinerebbe, secondo Errani, "questa idea per cui tutto si fa a pezzi e pezzettini, magari pensando che così si rende il percorso più agevole, ma che invece non porta da nessuna parte".Nel suo intervento, Vasco Errani è stato molto scettico sulle promesse di Tremonti riguardanti il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, la proroga dei contratti di produttività, il piano sud e gli interventi per il fabbisogno residenziale. "Dobbiamo capire – ha chiosato Errani – in cosa consiste questo maxiemendamento di sette o otto miliardi di euro per la ripresa. Vorrei capire da dove vengono questi miliardi. Non mi è chiaro". Quei miliardi, ha domandato retoricamente all’assemblea, "vengono da ulteriori risparmi? Da parte di chi? O vengono da entrate che prima il Governo ci ha detto che non c’erano? Quali sono? Vengono da nuove operazioni di razionalizzazione? Quali sono?".Errani ha messo in chiaro che il suo intento è quello di "cercare un accordo con il Governo, e in nessun modo ragioni polemiche. Ma io – ha concluso il ragionamento – sto ponendo una questione, che a questo punto è anche di democrazia. Possiamo avere chiaro come sono i numeri della pubblica amministrazione allargata?".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet