I cantieri al tempo del nuovo caporalato


BOLOGNA, 14 LUG. 2010 – Un caporalato sempre più evoluto, capace di sfruttare a suo favore ogni piega legislativa e ogni falla dei sistemi di controllo. Un territorio, l’Emilia-Romagna, in cui in alcune province le percentuali di imprese con irregolarità accertate arrivano al 40%. Finti part-time e buste paga fittizie con importi che non arrivano mai completamente in tasca al lavoratore. Artigiani a dieci euro all’ora o con una paga globale giornaliera e immigrati che pagano fior di quattrini in cambio di uno straccio di contratto che per loro vuol dire permesso di soggiorno. Questi ed altri i dettagli della fotografia scattata dal sindacato Fillea-Cgil sul fenomeno delle pesanti irregolarità nel settore dell’edilizia in regione.Se si pensa al caporale come a un mezzo troglodita che raccatta sul suo furgone lavoratori che lo aspettano sulla strada, si tratta di un vecchio immaginario che non corrisponde più alla realtà. "Oggi il caporale si è evoluto, ha studiato, e ora fa il consulente del lavoro". A parlare è Valentino Minarelli, segretario della Fillea-Cgil regionale. E’ lui il primo a pronunciare la parola allarme nel corso di una conferenza stampa a Bologna. Oltre al caso di operai che risultano a orario ridotti ma che lavorano anche più di dieci ore al giorno, c’è la diffusione del cosiddetto "patto", ovvero di un accordo tra datore e lavoratore su una paga fissa che esclude eventuali sussidi e assegni familiari. Integrazioni che vengono ugualmente calcolate ma che vengono trattenute al dipendente da chi l’ha assunto. Per non parlare del Tfr, che in molti casi è un puro miraggio, un’ulteriore voce che l’operaio non riceverà. "Se diamo retta alle dichiarazioni dei lavoratori che incontriamo nei cantieri, il 20-30% di loro si trova nei casi di finto part time, di patti di lavoro e di finti artigiani", spiega Minarelli. Il danno oltre al sistema della concorrenza è, ovviamente, anche all’erario: l’evasione contributiva e assicurativa è infatti alta. Secondo i dati mostrati dal sindacato a Forli il 10% delle imprese iscritte non hanno pagato i contributi regolarmente, a Ravenna il 9%, a Modena il 16%. Tutte irregolarità che la Cgil cerca di contrastare, solo a Reggio Emilia sono mediamente 18 le vertenze legali ogni mese, otto delle quali sono per problemi riconducibili al caporalato.Un dato che prova, in controluce, l’esistenza di una zona grigia dove si annidano lavoro nero, sfruttamento e caporalato sta nelle casse edili della regione, dove la media oraria mensile dichiarata è di 120 per operaio. "Quella reale è però di 200-220", precisa Rudi Zaniboni, della Fillea reggiana, che aggiunge "non troviamo mai buste paghe di operai edili con dello straordinario; eppure i cantieri aprono all’alba e chiudono la sera tardi…". Le difficoltà dei lavoratori stranieri sono state sottolineate da Paolo Paolini, segretario Fillea di Ravenna, che ha illustrato il caso di un lavoratore clandestino della sua città truffato di diecimila euro. Questo l’importo che aveva versato a un caporale in cambio di un contratto di lavoro necessario a ottenere il permesso di soggiorno. Un pezzo di carta che però non è mai arrivato.A monte di questa giungla di irregolarità non c’è solo la crisi del settore, che ha segnato un meno 20% di fatturato dal 2008 a questa parte, tornando ai livelli di dieci anni fa. Nell’ombra c’è spesso la presenza delle infiltrazioni mafiose. Succede spesso, infatti, che tra gli arrestati appartenenti a clan camorristi e dell‘ndrangheta, ci siano ersone registrate alla camera di commercio come imprenditori edili. LA CAMPAGNA LIBERI DAI CAPORALIPer sensibilizzare i lavoratori e l’opinione pubblica circa i fenomeni del caporalato de del lavoro nero nei cantieri, la Fillea Cgil lancia una campagna di comunicazione. Magliette e guanti con la scritta “Liberi dai caporali” verranno distribuiti a partire da giovedì 15 luglio da 60 operatori del sindacato. Oltre a questi gadget c’è però di più. L’appello più significativo è rivolto alle istituzioni, alle quali viene chiesta più attenzione nella redazione degli appalti. L’intento è di far sì che si dia il permesso a pertecipare solo a coloro che sono in regola da tempo con il versamento dei contributi e con le normative di sicurezza. Vanno accertati corretti rapporti di lavoro contrattualmente a posto e certificazioni antimafia, prevedendo l’annullamento automatico dell’appalto in caso di irregolarità.

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