Hera, il pubblico ancora non vende


Ieri, il patto di sindacato di Hera “non ha venduto nulla”, ha solo deciso di ricostituirsi, passando dal 50 al 38% delle azioni. Sarà “dal 27 aprile, con una ricognizione”, che si deciderà chi cede e quanto, “partendo da presupposto che nessuno deve vendere per forza e che non si scende sotto il 38%, cosa che “garantisce, comunque, il governo pubblico della multiutility. “Non si indebolisce nulla” spiega il presidente del patto di sindacato e sindaco di Imola, Daniele Manca, ribadendo che “non ci sono rischi di perdita di potere” da parte dei soci pubblici, sia perchè “Hera non è scalabile”, sia perchè “Bologna resterà il primo azionista, Modena il secondo e il ConAmi il terzo” e infine, “perchè le nostre prerogative rimarranno le stesse, non si modificano di una virgola”. Oggi, insomma, “si è deciso di costituire un nuovo patto, che partirà da luglio, con il 38% delle azioni bloccate per tre anni”, aggiunge Manca, replicando poi al sindaco di Castenaso, Stefano Sermenghi, contrario alla cessione, che “lui non è obbligato a vendere se non vuole” e che “è stravagante stare fuori dal patto e pretendere di decidere cosa devono fare gli altri”. Il ConAmi, per esempio, “in una prima ricognizione sarebbe orientato a non vendere”, dice il primo cittadino di Imola, che approfitta per rispondere a chi pensa che il ConAmi voglia “fare shopping”. Per ora l’idea, sottolinea, è di “non vendere, ma da qui a dire che voglia comprare, ce ne passa. Non so da dove arrivino certe idee”.  Quanto poi all’idea di Sermenghi di creare una holding metropolitana di gestione delle azioni pubbliche, Manca chiarisce che se l’intenzione è di “un miglior coordinamento delle azioni e tra i Comuni allora è auspicabile”, ma bisogna chiarire il merito, “perchè non so se il Comune di Bologna, grazie alle sue azioni, possa aiutare le altre amministrazioni”, visto che “stiamo parlando di una grande azienda quotata in borsa e non di brustolini”.

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