Ha ucciso il patrigno: la parola al Gip


IMOLA (BOLOGNA), 1 LUG 2009 – Cosa ha spinto Nicolas Fini, 19 anni, a chiamare i carabinieri e poi a colpire a morte il patrigno accusato di violenza contro la madre? Per la difesa un comportamento incoerente che fotografa la situazione di disperazione che il giovane viveva. Ma a decidere cme procedere sarà ora il Gip di Bologna Andrea Santucci durante l’udienza di convalida dell’arresto di Nicolas. Il ragazzo è accusato dell’omicidio di Emilian Keci, muratore albanese di 28 anni, che aveva sposato in seconde nozze la madre, una donna di 39 anni che maltrattava. Il Pm Marco Mescolini ha chiesto la convalida dell’arresto per omicidio volontario senza aggravanti e, come è obbligatorio, la custodia in carcere. Secondo il Pm c’è il pericolo di reiterazione. Intanto ieri il medico legale Elena Invernizzi ha eseguito l’autopsia sul corpo della vittima: sono state rilevate cinque lesioni al capo.A Nicolas Fini sono stati sequestrati bastoni, alcuni coltellini e una katana, una spada giapponese, che aveva appese al muro nella sua camera. "Il ragazzo – hanno spiegato ieri i suoi difensori, gli avvocati Franco Oliva e Daniela Mascherini – aveva paura che il patrigno potesse uccidere lui e la madre. Quello che ha fatto non ha una logica: dapprima ha chiamato i carabinieri, ha parlato con loro, li ha portati a casa, poi ha agito in quel modo". Verso le 3 della notte tra sabato e domenica l’albanese, ubriaco, ha preso a botte la moglie. Secondo quanto è stato ricostruito, la donna avrebbe urlato ripetutamente "Portalo via, portalo via", chiedendo l’aiuto del figlio per liberarla dalle mani pesanti del coniuge. Non era la prima volta che picchiava la donna: l’uomo aveva ricevuto un avviso di fine indagine per maltrattamenti in famiglia di un anno fa (la moglie però aveva poi riferito agli inquirenti che la situazione familiare si era tranquillizzata). Comunque l’altra sera Nicolas ha chiamato i carabinieri, chiedendo aiuto per bloccare la violenza del patrigno. Una volta giunti i militari, Keci, in preda ad una specie di furia alcolica, ha sfidato il figliastro, nonostante l’invito alla calma degli uomini dell’Arma che l’avevano fatto uscire dalle mura domestiche accompagnandolo nel cortile. All’improvviso il ragazzo, armato di un machete, è piombato alla schiena dell’albanese colpendolo ripetutamente alla testa, sorprendendo anche i carabinieri.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet