Guru verso la chiusura


La margherita sfiorisce. Il Tribunale di Parma ha ammesso al concordato preventivo la proposta presentata da Brfl Italia, la controllata del colosso indiano Bombay Rayon Fashion Limited, che ha rilevato il marchio Guru ideato da Matteo Cambi arrivando però ad un indebitamento che supera i 78 milioni di euro. Una parabola vissuta pericolosamente quella di Guru passata dal grande successo, mondiale degli anni duemila, alla bancarotta fraudolenta della Jam Session di Cambi nel 2008, all’arrivo degli indiani che non sono riusciti a rilanciare la margherita. La nascita di Guru è datata 1999, quando il giovanissimo carpigiano Matteo Cambi e Gian Maria Montacchini lanciano da Parma una piccola produzione di magliette e felpe contraddistinte dal marchio della margherita: un successo immediato fra i giovani, la mania di queste magliette dilaga sulle spiagge, nelle discoteche e tra i divi dello sport e della televisione. L’azienda si struttura per supportare la domanda di prodotti in continua crescita. La collezione si allarga anche ad altri capi, non solo T-shirt, felpe e camicie con la margherita. Dopo i calciatori nel 2004 arrivano i piloti, inizia il rapporto di sponsorizzazione con il Team Renault di Formula1 e l’anno dopo Fernando Alonso vince il titolo mondiale di Formula1 con il Team Renault-Guru. Nel 2006 Guru partecipa per la prima volta a Pitti Immagine Uomo e nello stesso anno la distribuzione si estende in tutta Europa e Medio Oriente. Guru arriva a circa tremila punti vendita nel mondo. Matteo Cambi non riesce però a gestire il successo fino a precipitare nel 2008, anno in cui viene arrestato per bancarotta fraudolenta assieme a due amministratori dell’azienda. Dal jet set al carcere. Spese folli quelle di Cambi e famigli, tra orologi per 2 milioni di euro, Ferrari, Porsche e Bentley, elicotteri e bagni decorati in oro. Una voragine finanziaria che ha contribuito pesantemente al tracollo del gruppo. Il marchio rimane però appetibile e suscita l’interesse del Gruppo indiano Brfl, gigante del settore tessile con circa 30mila dipendenti nel mondo, che assume il controllo di Guru nel 2008 puntando sull’apertura di svariati negozi nel mondo e l’organizzazione di una serie di eventi legati al marchio. Inutili i tentativi di rilancio del marchio Guru con liquidità fino a 63 milioni di euro. Ora anche il gruppo indiano pare sul punto di arrendersi prospettando la chiusura dell’attività. Il piano proposto prevede un pagamento di circa il 10% dell’indebitamento nell’arco di oltre quattro anni, piano su cui già c’è l’assenso del commissario giudiziale. Difficile che la salvezza per il marchio della margherita possa arrivare da un acquirente e a quel punto l’unica prospettiva resterebbe la vendita di tutti i beni per una parziale soddisfazione dei creditori e l’inevitabile chiusura.

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