Guai in Giappone per Max Mara


© Telereggio9 OTT. 2012 – I conti 2011 di Max Mara, depositati nei giorni scorsi, confermano tutta la forza commerciale e finanziaria della casa di moda reggiana. A dispetto della crisi, i ricavi sono aumentati del 4%, raggiungendo quota 1,267 miliardi di euro. I profitti netti sono cresciuti da 72,6 a 77 milioni di euro. In aumento di un centinaio di unità anche il numero dei dipendenti: alla fine del 2011 erano 5.248. Ma a rovinare la festa ci si è messo il Giappone.Cosa è successo? Una delle società del gruppo, Marina Rinaldi Japan, ha registrato perdite per 155 milioni di yen e ora ha un patrimonio netto negativo. Ma la situazione potrebbe essere anche più grave di come appare. La casa madre, infatti, considera i dati di bilancio della controllata giapponese inaffidabili e inattendibili e ha deciso per questo di non considerarli nella redazione del bilancio consolidato di gruppo.Gli effetti, tuttavia, sono pesanti. Marina Rinaldi, che detiene l’83% delle quote della società, ha chiuso il bilancio 2011 con perdite per oltre 6,5 milioni di euro. Gli oneri gravano però soprattutto sulla società capogruppo. Max Mara Fashion Group ha dovuto svalutare 15 milioni di euro di crediti commerciali e finanziari che vantava verso Marina Rinaldi Japan e ha dovuto accantonare 2,4 milioni di euro a fondo rischi. Insomma, una sberla da quasi 18 milioni di euro.A destare scalpore è il fatto che le perdite subite da Max Mara in Giappone non sembrano essere riconducibili ad eventi ordinari. Non si tratta insomma delle difficoltà che qualunque azienda può incontrare in una fase difficile come questa. Il gruppo presieduto da Ignazio Maramotti parla di ‘eventi extragestionali che vedono coinvolto il soggetto che ricopriva l’incarico di presidente e amministratore delegato’. E non nasconde il fatto che questi eventi ‘potrebbero far venire meno il presupposto della continuità aziendale della società’ giapponese.

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