Green economy, settore in fermento in Emilia-Romagna


BOLOGNA, 7 GIU. 2012 – In questi ultimi anni la green economy sta assumendo un ruolo economico, sociale e ambientale sempre più rilevante. Una tendenza nazionale e internazionale che viene confermata anche da quanto succede in Emilia-Romagna, dove i lavoratori coinvolti dal settore sono 75mila, per un fatturato complessivo di oltre 42 miliardi di euro. Il dato è contenuto nella ricerca ‘La Green economy in Emilia-Romagna, la sostenibilità come fattore di sviluppo’, realizzata dal Dipartimento di scienze statistiche dell’Università di Bologna in collaborazione con l’Ufficio studi di Unipol Gruppo Finanziario e presentata in un convegno a Bologna.La regione – spiega la ricerca – è contrassegnata da una diffusione delle certificazioni volontarie per la gestione della sostenibilità ambientale tra le più diffuse nel nostro Paese, collocandosi al primo posto per la diffusione della certificazione EMAS e al secondo posto, dietro alla Lombardia, per quanto riguarda la certificazione ISO 14001. Dalla ricerca emerge che i settori appartenenti alla green economy hanno saputo affrontare la crisi con risultati nettamente migliori rispetto ai settori tradizionali. Tutte le imprese ‘verdi’ interpellate hanno registrato buoni margini di redditività riconducibili alla loro scelta di operare nel settore green e intravedono in questo mercato ampie potenzialità non ancora sfruttate per il futuro. Gli operatori chiedono agli enti istituzionali un quadro normativo certo, stabile e omogeneo che consenta agli operatori di poter calcolare il proprio investimento nel medio-lungo termine. Tra le altre richieste collaterali figurano la realizzazione di piani e sistemi di sostegno ben definiti a supporto della green economy, così come un auspicio è quello di avere forme di ricerca facilmente agibili, mentre difficilmente queste richieste si incrociano con le metodologie portate avanti dalle Università, meno inclini a investire in ricerca applicata.La ‘green economy’ è anche una soluzione per la ricostruzione post-terremoto. Nel momento in cui si procederà alla ricostruzione sia nel campo dell’edilizia civile, sia in quello delle strutture produttive, un corretto approccio alla green economy e alla sostenibilità ambientale – è stato sottolineato al convegno – rappresenterà l’occasione per adottare criteri in grado di coniugare la sicurezza sismica con le più avanzate tecniche di risparmio energetico.

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