Granarolo fa i conti con il caso “mozzarelle blu”


BOLOGNA, 26 LUG. 2010 – Mentre nella sede della Granarolo regna la preoccupazione e la direzione decide di incontrare i dipendenti e i loro delegati sindacali, anche la Procura di Bologna comincia ad indagare sul caso delle mozzarelle blu. Il pm Luca Tampieri ha aperto un fascicolo contro ignoti per far luce sui latticini riconducibili all’azienda bolognese e in vendita pochi giorni fa in un supermercato nella provincia di Torino. E ora attende i risultati degli ultimi esami fatti dai Nas su alcuni campioni prelevati sabato scorso. Per ora l’ipotesi di accusa è legata alla produzione e commercializzazione di sostanze alimentari adulterate o contraffatte. Ed è proprio per tranquillizzare i lavoratori che Rossella Saoncella, amministratore delegato di Granarolo, oggi ha voluto convocare le rappresentanze sindacali. L’intento è "comunicare loro qual è la situazione, che cosa stiamo cercando di fare per riparare a questo danno che stiamo subendo e per richiamare comunque tutta la comunità aziendale al mantenimento di elevati livelli di attenzione rispetto a quelli che sono i principi di qualità e del lavorare bene che hanno sempre ispirato la nsotra attività", ha detto in un’intervista al Tgr Rai.I controlli dei Nas alla Granarolo sono cominciati il 7 luglio – quando il caso non era ancora emerso sui media – su iniziativa dei militari, e sono stati ripetuti il 14 luglio. Ma Saoncella tiene a precisare che in nessuna delle due situazioni sono state riscontrate anomalie nei suoi prodotti."Per una coincidenza del tutto casuale, i Nas e le Asl erano qui nel nostro stabilimento proprio nel giorno in cui è stato prodotto il lotto incriminato. Nel primo pomeriggio le autorità hanno effettuato dei prelievi del liquido di governo (l’acqua in cui normalmente sono immerse le mozzarelle, ndr), perchè il batterio che provoca la coloarazione blu è presente in modo ubiquitario anche nell’acqua. La settimana successiva ci hanno restituito i risultati delle analisi ed erano a posto".Sabato scorso, però, c’è stata una terza ispezione, in cui sono state prelevate mozzarelle prodotte il 7 e il 23 luglio e materia prima. Il magistrato bolognese  – che si coordinerà con i colleghi torinesi e cercherà di approfondire anche i rapporti tra la Granarolo e la ditta tedesca Milchwerk Jaeger, fornitrice della materia prima – è in attesa proprio degli esiti di questi ultimi esami, che dovrebbero arrivare in un paio di giorni. Nelle frattempo, però, alla Granarolo fanno i conti con le conseguenze di questa vicenda. "L’impatto sull’immagine è ovviamente devastante – sostiene l’amministratore delegato – per un’azienda che come la nostra fa prodotti freschi e viene messa alla berlina su tutti i giornali dicendo che ha fatto chissà quali nefandezze. Dal punto di vista economico abbiamo catene che hanno tolto dallo scaffale le mozzarelle del lotto specifico, ma solo una catena ha tolto tutte le mozzarelle"E la vicenda "mozzarelle blu" è approdata anche all’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna con un’interrogazione del ‘grillino’ Andrea Defranceschi. Il consigliere rileva come alcune mozzarelle contaminate dal batterio fossero "a marchio Granarolo, racchiuse nelle confezioni ‘alta qualità’, che indicano chiaramente il solo uso di latte italiano" e aggiunge che l’azienda "avrebbe negato di aver importato latte dalla Germania, limitandosi ad ammettere l’importazione di prodotti finiti (provole dolci)", che i prodotti contaminati potrebbero creare problemi alla salute e che il "nuovo caso indebolisce l’ immagine dell’industria alimentare italiana nel mondo". Il consigliere "5 stelle" chiede alla Giunta quali iniziative intenda assumere per tutelare la salute dei consumatori e se ritenga opportuno "adottare una procedura più rigida, scrupolosa e severa per verificare origine e validità delle materie prime e dei prodotti importati dall’estero dalle aziende della regione".

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