Gli schiavi della riviera


10 LUG. 2010 – Ci sono gli operai di Pomigliano, che per protestare contro la riduzione di diritti contrattuali e costituzionali previsti dal nuovo accordo con la Fiat indossano la maglietta "Nuova Panda schiavi in mano". Ci sono, poi, i lavoratori stagionali della riviera romagnola, che per denunciare il fenomeno del lavoro nero pagano affissioni con scritto "Cercasi Schiavo per stagione estiva". Da quasi un mese i manifesti colpiscono l’attenzione dei vacanzieri ospiti delle località balneari della Romagna. Ma non è la prima volta per questo tipo di campagna lanciata da un comitato formatosi nel 2008 per informare i lavoratori stagionali dei diritti che spesso i datori di lavoro negano loro. Chi accetta un’occupazione estiva come bagnino, commessa, cameriere, portiere di notte o gestore di un chiosco, spesso finisce per lavorare dodici ore al giorno, spesso in nero e sotto pagate. Principalmente chi accetta queste condizioni sono studenti oppure persone immigrate. A volte il contratto esiste, ma copre solo parzialmente le ore svolte. Un tipo di condizione lavorativa che viene chiamata "in grigio". Chi viene "assunto" viene informato anche degli stratagemmi per sfuggire ai controlli degli ispettori del lavoro. E’ il caso di quei bagnini che fanno servizio di vigilanza, ma non indossano una maglietta o una canottiera con la scritta "bagnino". In quel modo se arriva una verifica possono sempre dire di essere dei semplici bagnanti.Proprio la figura del bagnino, quello vero, viene presa d’esempio dagli organizzatori del comitato. Un anno fa furono proprio gli operatori di salvataggio a tenere col fiato sospeso i titolari dei bagni lungo la costa tra Bellaria e Cattolica, con uno sciopero che ha permesso loro il rinnovo del contratto. Una protesta che per trenta euro di aumento mensili ha rischiato di comportare perdite di entrate per i gestori degli stabilimenti d’importo ben superiore. Ma per portare avanti una battaglia bisogna essere informati dei propri diritti. Ed è questo l’obiettivo di "Schiavi in riviera", che è il nome del comitato e anche del sito internet, fatto a mo’ di blog, messo a punto per raccogliere le esperienze dei tanti "schiavi" sparsi sulle spiagge e negli alberghi. Un modo per fare massa critica e per diffondere informazioni su condizioni contrattuali che esistono sulla carta ma che non vengono rispettate, e molte volte perché è il lavoratore stesso a non esserne a conoscenza."Disponibilità 12 ore al giorno, no diritti sindacali, no perditempo, paga apparentemente buona", questa la lista provocatoria delle condizioni che compaiono sul falso annuncio pubblicitario ideato dagli attivisti. Col ritorno dei cartelli si sono fatte risentire le polemiche, a partire dal disappunto di una parte dei politici locali che trovano esagerato questo tipo di comunicazione. Un segnale che la campagna funziona è che può essere un piccolo strumento per contrastare i datori di lavoro che con la solita scusa della crisi cercano di concedere il meno possibile.

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