Giustizia, i procuratori emiliano-romagnoli: dal governo aggressioni ingiustificate


BOLOGNA, 13 GIU. 2009 – Lo scontro sulla Giustizia si accende sempre di più, dopo la legge anti-intercettazioni e dopo le dichiarazioni del ministro Alfano che hanno provocato le dimissioni di tre membri del Consiglio superiore della Magistratura. Oggi a prendere la parola in modo molto netto sono sei procuratori generali emiliano-romagnoli."Le dimissioni dei consiglieri del Csm Giuseppe Berruti, Ezia Maccora e Vincenzo Siniscalchi, determinate dall’intervista al Tg3 del Ministro Alfano, che ha accusato il Csm di lottizzare le nomine dei capi degli uffici giudiziari, sono motivo di allarme per il ripetersi di aggressioni politiche all’autonomia ed al prestigio della magistratura, aggressioni che in questo caso appaiono incongrue ed ingiustificate".Lo dicono i magistrati dirigenti delle Procure della Repubblica dell’Emilia-Romagna, Vito Zincani, Silverio Piro, Lucio Bardi, Gerardo La Guardia, Rosario Minna, Roberto Mescolini e Paolo Giovagnoli. "Incongrue – spiegano – perché sulle nomine apicali il Ministro esercita il potere di ‘concerto’ che gli consente di bloccare le nomine da lui reputate illegittime o inopportune. Egli dunque non ha alcun bisogno di battersi per evitare lottizzazioni, dal momento che può adoperare lo strumento previsto dalla legge per manifestare il suo dissenso. Ingiustificate perché nella loro genericità si risolvono in delegittimazione di tutti i vertici degli uffici giudiziari, indicati come espressione di logiche di spartizione correntizia degli incarichi, piuttosto che persone nominate per merito e professionalità"."La lesione dell’immagine di magistrati che vivono quotidianamente le difficoltà di esercitare il controllo di legalità, e che hanno necessità di operare con il sostegno di tutte le istituzioni e dell’opinione pubblica – concludono i Procuratori – ci induce ad esprimere grande amarezza e solidarietà ai consiglieri del Csm".IL PROCURATORE DI BOLOGNA PROPONE MODIFICHE SULLE INTERCETTAZIONI"Sto cogliendo una diffusa reazione tra i colleghi sul ddl intercettazioni: rispettare con il massimo rigore le nuove norme. La società si renderà conto che il livello di impunità crescerà. Ma è una situazione che non mi piace come cittadino". A dirlo è il Procuratore reggente di Bologna Silverio Piro, per il quale due mesi di intercettazioni (é il limite massimo previsto nel ddl nei reati in cui sarà possibile intercettare, ndr) sono pochi per una indagine. Piro propone di recuperare la proposta di dare alla Polizia giudiziaria la possibilità di monitorare gli ambienti criminali allacciando telefoni, senza che però gli allacciamenti diventino prove. In questo modo si potrebbero far scattare i due mesi di intercettazioni con il valore di prova, dopo la richiesta del Pm al Gip, quando in base al monitoraggio si ha la sensazione che le conversazioni potrebbero portare al momento decisivo per le indagini.

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