Giuliana Sgrena alla scuola di Etica e Politica di Telecitofono


REGGIO EMILIA, 18 FEB. 2009 – Giovedì 19 febbraio alle ore 21, alla Gabella di via Roma, un incontro di particolare rilievo per confrontarsi sui diritti e sulle storie delle donne di tutto il mondo. Protagonista di questo incontro è la giornalista Giuliana Sgrena che, nonostante il rapimento in Iraq, sta continuando a cimentarsi portando alla luce la situazione di molte donne di tutto il mondo. La scuola di Etica e Politica promossa da Telecitofono darà spazio alla testimonianza di come, anche a poca distanza dal luogo in cui viviamo, ci sono donne che coraggiosamente devono fare i conti con una società che non le vuole garantire pari dignità e pari diritti.Nel suo ultimo libro Giuliana Sgrena si è cimentata in un reportage a tutto campo. Intervistando donne che hanno posizioni importanti nella società marocchina e algerina. Ma anche esplorando la Tunisia, la Serbia, l’Iraq, l’Arabia saudita, la Francia, l’Iran e la Bosnia-Erzegovina con una vera e propria inchiesta sul terreno per cercare i punti in comune ma anche le tante differenze che esistono tra le diverse realtà. E’ la stessa Sgrena a testimoniare con le sue parole come: “Durante i miei viaggi ho cercato sempre di rappresentare la parte meno visibile della società, quella che spesso non gode dell’attenzione dei media perché rappresenta la quotidianità, spesso terribile. In questa “quotidianità” un ruolo importante è giocato dalle donne. Donne che però non si sono mai arrese e che continuano a lottare – anche al prezzo della vita sottolinea Sgrena – per il loro riscatto attraverso l’affermazione dei loro diritti”. DIRITTIIl velo rappresenta, e non solo simbolicamente, l’oppressione della donna nel mondo islamico. Dietro la sua imposizione non si nasconde solamente il tentativo forzato di reislamizzazione condotto dalle forze islamiche più tradizionaliste. E’ in atto una vera e propria guerra contro le donne, contro il loro corpo, visto come terreno di battaglia su cui affermare principi e consuetudini che in molti casi risalgono addirittura a ben prima della tradizione islamica, ma che si incrociano perfettamente con un “nuovo” ritorno all’ordine maschile e reazionario. Più dei carri armati americani, sono le donne, e le loro organizzazioni, come dimostra l’esperienza algerina, a poter fermare l’imponente ondata illiberale che sta per prendere il sopravvento nei paesi islamici. Si gioca qui la vera sfida democratica dell’altra sponda del Mediterraneo.IL RAPIMENTORapita il 4 febbraio 2005 dall’Organizzazione della Jihad islamica mentre si trovava a Baghdad (Iraq) per realizzare una serie di reportage per il suo giornale, Giuliana Sgrena è stata liberata dai servizi segreti italiani il 4 marzo, in circostanze drammatiche che hanno portato al suo ferimento e all’uccisione di Nicola Calipari, uno degli agenti dei servizi di sicurezza italiani che dopo lunga e efficace trattativa la stavano portando in salvo.La sua liberazione era stata invocata in più appelli video trasmessi dal capo dello stato Carlo Azeglio Ciampi (che le aveva conferito nel 2003 il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per la sua attività di giornalista e scrittrice) e della sua sorte si era preoccupato (dal letto dell’ospedale Gemelli di Roma in cui si trovava ricoverato) anche Papa Giovanni Paolo II.Nella sua carriera di cronista, la Sgrena ha avuto modo di realizzare numerosi resoconti da zone di guerra, tra cui Algeria, Somalia ed Afghanistan.

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