Giorni di passione per il comparto ortofrutticolo


BOLOGNA, 21 LUG. 2011 – E’ ancora alta la tensione nel comparto ortofrutticolo. In assenza di adeguate misure finalizzate al superamento dell’attuale crisi non può esserci prospettiva afferma in una nota Copagri. Che domani, a pochi giorni dalla protesta delle pesche e dalla discesa in campo delle cooperative, aderirà alla manifestazione unitaria in programma a Faenza, con Cia e Confagricoltura. La crisi congiunturale, precisa l’organizzazione, "è dovuta non solo all’epidemia da E. Coli ma anche allo squilibrio all’interno della filiera nella redistribuzione del valore prodotto a valle". Secondo Copagri occorre sostenere iniziative volte a far pressione sulla Commissione Ue per il rafforzamento dei meccanismi di prevenzione delle crisi di mercato e sensibilizzare il governo italiano per un’azione incisiva in campo europeo a sostegno dei produttori; tutto questo con il coinvolgimento di tutti i soggetti rappresentativi della produzione ortofrutticola in un’azione unitaria, che non deve rimanere isolata a livello di aree maggiormente vocate, ma trovare spessore nazionale. Copagri chiede infine l’attuazione dell’accordo di filiera sull’intero territorio nazionale per il miglioramento della qualità delle pesche e nettarine italiane. Servono nuove regole nei rapporti con la distribuzione, conclude Copagri, e poi l’attuazione di una politica delle promozioni e dei ribassi in accordo con gli agricoltori e della valorizzazione della filiera italiana.Intanto arrivano critiche da parte della Confcommercio regionale nei confronti della Coldiretti, dopo che ieri le cosiddette "ronde gialle" dell’associazione dei coltivatori hanno visitato alcuni supermercati della Riviera Romagnola per verificare i prezzi ai quali vengono rivenduti i prodotti ortofrutticoli. "Prendiamo atto con estremo rammarico, che anche in questo momento di gravissima difficoltà economica, non solo degli agricoltori, ma anche dei dettaglianti alimentari, che a differenza dei primi non godono di ammortizzatori o aiuti di alcun genere, Coldiretti non perde l’occasione per screditare un intero settore – osserva in una nota Donatella Prampolini Manzini, presidente di Fida-Concommercio dell’Emilia-Romagna -. Non si sentiva certo il bisogno di iniziative così povere di argomenti e confezionate solo per raccogliere una qualche attenzione da parte del mondo dei media". A giudizio dell’esponente di Confcommercio, ancora, "l’ormai vecchio vizio di questa organizzazione di screditare anziché costruire, ne è diventato l’unico obiettivo sindacale. Consigliamo alla Coldiretti di iniziare a fare i blitz anche nei Farmer’s Market – conclude – per verificare e per riscontrare che questa tipologia di vendita non è tra le più affidabili, né per i prezzi, né per la qualità, né per la presenza esclusiva di Made in Italy".E per concludere bisogna registrare la reazione di Conad alle prese di posizione degli agricoltori emiliano-romagnoli che, nel lamentare forti difficoltà per il settore delle pesche e delle nettarine, non mancano di sollevare dubbi sui comportamenti della grande distribuzione. Il gruppo, spiega una nota, "non ci sta ad essere posta sul banco degli accusati ogni volta che si parla di agricoltura e di prodotti agricoli in crisi". Nei 3.000 punti di vendita Conad, viene osservato, "sono state vendute pesche e nettarine di produzione nazionale per 170 mila quintali, pari ad un fatturato di 20 milioni di euro, che rappresentano il 96%. Il restante 4% ha coperto la domanda in una fase in cui il prodotto italiano non era ancora commercializzabile: si tratta di 7 mila quintali, per un fatturato di 1,6 milioni di euro, in calo del 40 per cento rispetto ai valori del 2009". Inoltre, viene spiegato ancora, "Conad ha riproposto, come in passato, anche un’operazione di valorizzazione della pesca e nettarina Igp di Romagna attraverso il proprio brand Sapori&Dintorni". Quindi, attacca Conad, "non si capisce, perché i problemi dell’agricoltura debbano essere sempre imputati alla moderna distribuzione, quando, invece, dipendono esclusivamente dai produttori. Se dalle campagne escono prodotti di bassa qualità e in poca quantità non si può chiamare in causa la distribuzione assieme ai suoi punti di vendita".

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