Ghizzoni: “Riaprire il dialogo sul contratto dei bancari”


BOLOGNA – “Passata la buriana cerchiamo di riaprire il dialogo e trovare una soluzione. L’importante è guardare oltre: il nuovo contratto si dovrà fare”. Così, a margine dell’inaugurazione del Cersaie di Bologna, l’amministratore delegato di Unicredit e membro dell’esecutivo dell’Abi, Federico Ghizzoni, ha replicato a chi gli chiedeva un commento sulla disdetta del contratto collettivo nazionale dei bancari presentata la scorsa settimana dalla stessa Abi.

“Credo che oggi bisogna tenere aperto il dialogo”, con i sindacati “anche se non è facile. Il momento – ha ribadito Ghizzoni- certamente non è facile e capisco che ci possano essere tensioni”. Quella dell’Abi “non è una mossa che deriva esclusivamente dalla crisi economica che impatta pesantemente anche sulle banche – ha proseguito Ghizzoni -: bisogna riscrivere un pochino le soluzioni e forse anche il contratto di lavoro perché, comunque, il mondo cambia e le nuove tecnologie come Internet banking e Web banking – ha concluso – provocano dei cambiamenti”.

Di fronte a stress test sugli istituti di credito internazionali da parte dell’Unione Europea “le banche italiane sono in una posizione buona rispetto alla media delle banche europee – ha poi aggiunto Ghizzoni – Non sono preoccupato per il controllo della qualità degli attivi delle banche italiane, compresa Unicredit. Anzi, forse è un’occasione per spazzare alcuni dubbi forse eccessivi sul sistema bancario italiano che – ha concluso – non ha nulla da invidiare e nemmeno da temere rispetto agli altri sistemi bancari europei”.

E chiamato a dire la sua sul governo e in particolare sull’eventualità di dimissioni da parte del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, Ghizzoni si è augurato “che non avvenga perché se ci sono tensioni politiche e continue fibrillazioni rischiamo di non cogliere la ripresa e rischiamo di andare oltre il tetto del 3%” nel rapporto deficit-pil “e tornare a una situazione di sanzione da parte dell’Unione Europea”. La stabilità, ha proseguito il numero uno di Unicredit, “non è la condizione unica e indispensabile per la ripresa ma è molto importante che ci sia tranquillità politica”.

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